“In questo momento di preghiera, di silenzio, di pausa dalle nostre mille occupazioni e dedicato a Dio, vogliamo contemplare davanti a Gesù presente e vivo, esposto nell’Eucarestia, il mistero della croce: vogliamo che sia Lui ad aprire il nostro cuore per farci comprendere la manifestazione del suo sconfinato amore per noi. La croce ci accompagna per tutta la Quaresima, per poi lasciarci davanti ad un sepolcro vuoto e illuminato dalla luce della Risurrezione, che è la nostra vera speranza. Dio ci ha scelti non perché siamo migliori, ma perché diventassimo narratori di questa speranza, perché raccontassimo a tutti le meraviglie che Egli compie nella nostra vita.” Con queste parole è iniziata l'Adorazione Eucaristica cui, nonostante il cattivo tempo e l'allerta meteo diramata dalla protezione civile, ha partecipato un centinaio di catechisti della Diocesi, mercoledì 26 marzo alle 19 nella Cattedrale di Lamezia Terme.
La liturgia, guidata dal direttore don Antonio Brando e coordinata dall’équipe dell'Ufficio catechistico, è stata animata dagli stessi partecipanti che hanno letto, pregato, cantato e riflettuto in un clima di silenzio e partecipazione. Molti sono stati i sacerdoti presenti e disponibili per le confessioni, a cominciare dal parroco della Cattedrale, don Giancarlo Leone.
La riflessione si è basata su alcuni brani della Bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, a cominciare dal numero 1 della stessa dove si legge: “Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità”.
Questo il testo della riflessione meditata insieme poco prima della conclusione dell'Adorazione: “Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari... Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio; significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza. In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme … al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini”.
Dopo questa sosta, chiesta dai catechisti durante le varie fasi di ascolto avutesi in precedenza, il cammino continua con le tappe già previste, tra le quali ricordiamo, oltre alle date della Scuola biblica e della Scuola per i ministeri, l'incontro del 6 aprile dei cresimandi col nostro vescovo Serafino e il Pellegrinaggio Giubilare dei catechisti al Santuario Diocesano della Madonna di Visora del 9 maggio.
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