
di CLAUDIA CONIDI RIDOLA
Nel dibattito che si è sviluppato intorno alla riforma della magistratura emergono spesso posizioni molto nette, talvolta più orientate allo scontro che al chiarimento dei diversi aspetti della questione. Proprio per questo può essere utile provare a riportare l’attenzione su alcuni punti centrali del sistema giudiziario, che inevitabilmente toccano principi delicati come l’indipendenza della magistratura, il ruolo del pubblico ministero, l’equilibrio tra accusa e difesa e il funzionamento complessivo della giustizia.
Molti cittadini si avvicinano a questi temi con interesse ma anche con comprensibili interrogativi, soprattutto quando si tratta di riforme che incidono su assetti istituzionali così rilevanti. In questa prospettiva, il suo punto di vista può contribuire a chiarire alcuni dei nodi più discussi, aiutando a comprendere meglio quali effetti concreti potrebbero derivare dalle modifiche proposte.
Di seguito l'intervista al dott. Giuseppe Bianco, Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma
Dott. Bianco, la separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero è uno dei punti più discussi della riforma. In che modo, a suo avviso, questo cambiamento può incidere sull’equilibrio del processo e sulla percezione di imparzialità del giudice?
"Si, perché bonifica l’immagine di tutta la magistratura. La fiducia popolare è scesa dal 90% di trenta anni fa al 30% di oggi. Ha inciso molto anche lo scandalo del 2019, quando le chat hanno disvelato un circuito interno di enorme sottopotere.La separazione incide su un aspetto poco conosciuto del sistema interno , e cioè quello delle “valutazioni incrociate”. Nella carriera unica di oggi giudicanti e PM si valutano e si votano reciprocamente : trasferimenti, nomine, avanzamenti . Può capitare che in aula si ritrovino PM e giudici che si siano promossi o bocciati a vicenda. Certo, il processo sarà regolarissimo, ma la circostanza può creare sospetti. La riforma separa le carriere ed impedisce le promozioni incrociate e quindi anche solo il sospetto di un debito . E’ un progresso che dall’ esterno non si percepisce, ma che invece fa recuperare una maggiore libertà di giudizio ed una immagine di maggiore terzietà. Il nostro ruolo vive di credibilità . Se il sospetto prevale , il ruolo è finito".
Nel nostro ordinamento il pubblico ministero è chiamato non solo a sostenere l’accusa, ma anche a ricercare gli elementi favorevoli all’indagato. Questo principio continuerà ad essere garantito anche in un sistema con carriere separate?
"Perché dovrebbe essere stravolto ? Il principio di legalità rimane invariato. Resta l’art 358 cpp che impone al PM di approfondire anche piste favorevoli all’ indagato. Resta l’azione penale obbligatoria. Quanto alla cd “cultura della giurisdizione”, se si tratta della cultura di chi ammucchia indagati e condannati nello stesso sacco, allora direi che settanta anni di carriera unificata non hanno prodotto una grande cultura. La verità è che la “cultura della giurisdizione” non è niente altro che il rispetto delle regole, a cui siamo tenuti tutti, anche avvocati e polizia. Il CSM dei PM sarà presieduto dal Capo dello Stato e avrà comunque una componente laica. In tutta Europa le carriere sono distinte senza particolari drammi. E’ il semplice completamento della riforma del Giusto Processo".
Il Fronte del NO afferma che la riforma mette a rischio la tutela dell’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato. Quali garanzie offre il nuovo assetto sotto questo profilo?
"Nella riforma non c’è scritto nulla che autorizzi queste affermazioni. La verità è che la propaganda , con un gioco di prestigio, sta tentando di cancellare il vero motivo della riforma , e cioè il correntismo . E lo fa cancellando lo scandalo del 2019 e sposando una logica di semplice rifiuto ideologico".
La durata dei processi resta una delle principali criticità percepite dai cittadini. Ritiene che questa riforma possa avere effetti, anche indiretti, sul funzionamento complessivo del sistema giudiziario?
"I problemi della giustizia sono due: il correntismo e la efficienza. Due problemi distinti con risposte distinte. Non mi compete fare il difensore di ufficio dei vari governi, però gli interventi ci sono anche su questo versante : sono state velocizzate le assunzioni di nuovi giudici e siamo quasi a pieno organico. Si può discuterne, ma questo non vuol dire che il problema del correntismo sia sparito. Anche se lo scandalo del 2019 è stato furbescamente rimosso, le nomine continuano ad essere annullate dal giudice amministrativo appunto perché non rispettano i criteri meritocratici. I giochi di corrente incidono sulle nomine dirigenziali. Le quali creano di fatto la politica giudiziaria di questo paese: dalle sentenze sulla immigrazione agli interventi sullo sgombero delle case occupate. Se per le nomine dei dirigenti si usano le logiche dell’ appartenenza, è un problema per tutti. Perché le nomine incidono sulla risposta giudiziaria . E La risposta giudiziaria incide sui cittadini. Non è indifferente per i cittadini che le nomine si facciano in un modo o in un altro".
Negli ultimi anni il tema del correntismo è tornato al centro dell’attenzione pubblica. In che modo si possono rafforzare criteri di merito e trasparenza nelle nomine e nelle carriere all’interno della magistratura? Come garantire che le correnti non diventino dei centri di potere ?
"Le correnti sono già dei centri di potere. Tutto il sistema interno è basato sulla logica di appartenenza a questi gruppi, alcuni dei quali sono ormai dei veri e propri partiti politici. Tutti gli organi di autogoverno sono occupati da delegati correntizi e gli accordi fra correnti sono la formula di vita dell’intero ordinamento. Se i consiglieri togati sono dei delegati correntizi, sono portati tendenzialmente a rispondere alle loro dirigenze di gruppo. Se le correnti sono ideologicamente orientate, è evidente che l’azione del CSM assume una logica politicista che non deve esserci, perché il CSM non deve essere né di destra né di sinistra. Non è un secondo Parlamento. Il Parlamento è solo quello votato dai cittadini, di destra o di sinistra".
E il sorteggio come risolve il problema?
"Le nomine dei dirigenti oggi si fanno in base al cosiddetto “merito”, che è un concetto molto vago. Spesso è fatale sostituirlo con un altro sistema, che è quello del negoziato basato sui rapporti di forza elettorale. Decidono i gruppi che hanno avuto più voti. Il sorteggio supera le elezioni e spegne il misuratore elettrico dei rapporti di forza. I gruppi – senza elezioni – sono tutti messi sullo stesso piano. Non potendo più usare il criterio dei negoziati a braccio di ferro , saranno indotti a tornare al merito, che dovrà poi essere precisato meglio. Si dice che tutti i sorteggiati potrebbero essere monocolore. In tal caso potrebbero intestarsi tutte le nomine? è un caso-limite , ma molto improbabile : conoscendone la psicologia di massa , i gruppi accettano la posizione dominante solo se legittimata dai risultati elettorali. In caso di consiglieri sorteggiati monocolore, la vedrebbero come un abuso e ci sarebbe la reazione di tutti gli altri gruppi. La verità è che il sorteggio impedisce alle correnti di occupare l’ organo pubblico e di farsi garanti delle carriere dei loro iscritti. Non potendo garantire nessun posto in particolare, il loro sex appeal comincerebbe a scendere : gli ambiziosi non avranno più nessun interesse ad infilarsi sotto le gonne di nessun gruppo. E questo provocherebbe la resurrezione dello stesso associazionismo : più democrazia, meno sottopotere. Meno rischi per tutti".
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