Referendum sottosegretari, il Comitato promotore: “Bloccato il poltronificio attivando Procure e Tar, la politica si è svegliata tardi”

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  05 luglio 2026 15:57

A seguito del pronunciamento dell'Ufficio centrale regionale per il Referendum e del caotico teatrino politico scatenatosi in queste ore sulle pagine della stampa calabrese, il Comitato Promotore sente il dovere di ristabilire la verità storica e l'esatta cronologia dei fatti, a beneficio di chi oggi cerca una tardiva visibilità mediatica.

Questa battaglia di civiltà non è nata al caldo delle aule consiliari, né nelle conferenze stampa della politica dell'immagine. Nasce sulla strada, il 30 marzo 2026, quando abbiamo depositato al protocollo l'istanza di questo Comitato (Prot. N. 0008974 del 30/03/2026), attivando le procedure referendarie contro l'ennesimo scandalo dei sottosegretari. Da quel momento, davanti a un silenzio ostruzionistico della burocrazia, abbiamo inviato plurime e formali diffide per esigere la pubblicazione dell'atto sul BURC: un avviso che rappresentava un preciso dovere d'ufficio, totalmente privo di discrezionalità amministrativa.

Di fronte al muro di gomma eretto dal Presidente Occhiuto e dalla sua maggioranza, il Comitato, in totale solitudine, ha cinto d'assedio il Palazzo su ogni fronte giurisdizionale possibile:

Sul piano amministrativo, abbiamo proposto due ricorsi speculari al TAR Calabria (R.G. 785/2026 e 815/2026) per bloccare questo colpo di mano burocratico.
Presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, già il 19 aprile 2026, abbiamo depositato un esposto-denuncia per i reati di omissione di atti d'ufficio (art. 328 c.p.) e attentato ai diritti politici del cittadino (art. 294 c.p.), chiedendo il sequestro preventivo d'urgenza del decreto di nomina del sottosegretario.

Presso la Procura Regionale della Corte dei Conti, abbiamo attivato i magistrati contabili denunciando un danno erariale strutturale quantificato in circa 1 milione di euro all'anno tra indennità e costi di struttura, chiedendo di accertare la responsabilità personale e patrimoniale dei burocrati che hanno avallato esborsi economici privi di un titolo normativo definitivo.

Abbiamo fatto tutto questo da soli, mentre le opposizioni consiliari collezionavano imbarazzanti "cappellate", correndo dietro alla chimera di una proposta di legge di iniziativa popolare. Tocca ricordare a questi distratti inquilini del Consiglio una regola elementare: una legge ordinaria non può in alcun modo modificare o abrogare una norma di rango superiore, qual è lo Statuto regionale. Una confusione imperdonabile, utile solo a rincorrere la politica dei selfie e della propaganda quotidiana.

Siamo felici che il "bacio" delle nostre azioni giuridiche abbia finalmente svegliato una minoranza rimasta a lungo silente e ferma a proposte risibili.
​Parliamo di una minoranza che, quando fu invitata a percorrere insieme la strada del referendum, rifiutò e criticò aspramente la nostra linea. Oggi, invece, quella stessa minoranza ne celebra il successo in pompa magna, guardandosi bene dal menzionare il lavoro del nostro Comitato.

C'è però un dettaglio fondamentale: mentre la politica esitava, il Comitato Principe portava avanti con determinazione tutte le tappe giudiziali. Vie legali di cui oggi questi consiglieri, improvvisamente redivivi tra post social e interviste, vorrebbero intestarsi la paternità, o su cui – paradossalmente – stanno ancora soltanto "ragionando".

L'amarezza che resta è profonda. Ci auguriamo che questa vicenda insegni ai nostri rappresentanti politici una lezione di umiltà: per le future battaglie a difesa dei diritti dei calabresi, imparino ad ascoltare le proposte concrete dei professionisti della società civile. Solo facendo fronte comune si può sconfiggere la malapolitica imperante.


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