
Sottosegretari e referendum: anatomia di un disastro politico ed erariale
"Ci vuole una bella faccia tosta, o una disperazione senza precedenti, per pretendere persino di essere ringraziati. La maggioranza ha depositato la proposta di abrogazione della legge sui sottosegretari e annuncia trionfante che, cancellando il referendum, si "risparmiano 7 milioni di euro". In una regione stremata, dove la sanità pubblica è al collasso, i pronto soccorso scoppiano e migliaia di ragazzi continuano a scappare via ogni anno, la loro priorità è stata quella di inventarsi nuove poltrone da distribuire". Lo scrive in una nota Francesco Di Lieto (Codacons).
"E quando hanno dovuto prendere atto che occorreva un referendum …cosa hanno fatto? Hanno alzato i toni, si sono arroccati e hanno speso soldi pubblici in ricorsi persi in partenza pur di evitare le urne.
Ma oggi, folgorati sulla via di Damasco, scoprono d'incanto il "rispetto delle risorse pubbliche"? Non prendiamoci in giro. I 7 milioni del referendum non sono un regalo di Occhiuto: sono il prezzo della loro arroganza e della loro fame di potere. Se non avessero preteso di allargare la rastrelliera dei posti di comando, quei 7 milioni non sarebbero mai stati impegnati. E la storiella di dirottare i fondi sul caro-carburante è solo una foglia di fico per coprire una fuga precipitosa davanti al voto del 29 novembre.
Ma ora parliamo dei costi reali, quelli che volevano metterci sul groppone a tempo indeterminato. Ogni singola figura di sottosegretario, tra indennità equiparata a quella di assessore, contributi e staff dedicato, sarebbe costata alle casse regionali centinaia di migliaia di euro l'anno. Milioni di euro sottratti per sempre ai servizi essenziali dei cittadini per soddisfare appetiti di corrente.
E non finisce qui. Non basta fare un passo indietro in aula per rifarsi la verginità. Nell'atto di abrogazione hanno inserito la solita clausola per "salvare gli effetti già prodotti". Che significa? Che chi ha incassato indennità o ha usufruito di nomine in questi mesi non dovrà restituire un solo centesimo. Hanno nominato, speso, pagato e messo in moto la macchina amministrativa.
Questi non sono "dettagli procedimentali": è denaro pubblico già bruciato. Ed è esattamente per questo che la denuncia alla Corte dei Conti è già stata presentata. Perché la responsabilità politica e quella contabile camminano insieme: chi ha impegnato e bruciato risorse pubbliche per un capriccio di potere deve risponderne davanti ai magistrati contabili.
Hanno provato a prendersi le poltrone. Quando hanno capito che il referendum li avrebbe travolti, si sono cancellati la legge da soli. Si chiude il sipario su una pagina vergognosa di politica regionale. Chi ha orchestrato questa farsa per pura fame di potere ora si assuma la responsabilità personale e contabile di ogni singolo euro sprecato".
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