Referendum, una Paese diviso e una riforma ancora necessaria

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  23 marzo 2026 19:31

di MARILINA INTRIERI

I dati del referendum restituiscono un’Italia profondamente divisa, non solo nel merito delle questioni, ma anche nella sua geografia politica e sociale: un Nord più orientato al cambiamento e un Sud più prudente, quando non apertamente contrario. Una frattura che merita di essere letta con attenzione, senza semplificazioni.

È evidente che, accanto alle ragioni di merito, ha inciso in modo significativo un voto politico, in larga parte motivato dall’obiettivo di colpire il Governo e la Presidente del Consiglio. Ma questo dato va detto con chiarezza: non sarà un referendum a determinare la fine di una leadership politica. Se e quando quella stagione si chiuderà, accadrà nelle sedi proprie della democrazia rappresentativa. E, come accade in ogni sistema maturo, chi perde governa l’opposizione.

Nel frattempo, però, il rischio è che questa dinamica abbia prodotto un effetto ben più rilevante e duraturo: aver rafforzato, nei fatti, un assetto in cui l’ordine giudiziario continua ad espandere il proprio raggio d’azione ben oltre i confini naturali della giurisdizione.
La questione non è, e non deve mai essere, contro la magistratura. È, piuttosto, a difesa dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Quando questo equilibrio si altera, quando la giurisdizione tende a occupare spazi che non le competono, il sistema democratico si indebolisce.

Il risultato referendario rischia oggi di consegnare un campo ancora più aperto a questa dinamica. E non si può escludere che tale protagonismo possa tradursi, in futuro, anche in una presenza diretta nel confronto politico elettorale. Sarebbe un passaggio delicato, che merita una riflessione seria e non ideologica.

Perché il punto resta uno: la riforma della giustizia non era e non è un tema di parte. È una necessità del Paese. E il fatto che il “No” prevalga non cancella le criticità esistenti, né il bisogno, sempre più avvertito dai cittadini, di una giustizia più efficiente, più equilibrata, più rispettosa dei ruoli.

Ignorare questo bisogno sarebbe un errore. Accorgercene troppo tardi, un guaio.


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