





Separazione delle carriere, a Catanzaro il fronte del Sì rivendica un voto senza ideologie
03 febbraio 2026 14:27di GUGLIELMO SCOPELLITI
La separazione delle carriere come strumento di tutela per i cittadini e di rafforzamento dell’autonomia della magistratura, sottratta alle letture ideologiche e alle semplificazioni di parte. È questo il messaggio che il Comitato Giuliano Vassalli Catanzaro per il Sì affida alla sua prima uscita pubblica, ospitata nella tarda mattinata di oggi nella sala Giunta di Palazzo delle Province, dove giuristi e avvocati hanno aperto il percorso informativo verso il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026.
A introdurre il confronto sono stati l’avvocato Ugo Gardini, coordinatore del Comitato, affiancato dall’ex sindaco di Catanzaro Francesco Granato, dal giornalista Michele Drosi, da Tommaso Paonessa, componente della direzione nazionale del Psi, e dall’avvocato Aldo Casalinuovo. L’incontro, avviato alle 11:30 dopo il rinvio della precedente convocazione legato alle avverse condizioni atmosferiche di gennaio. Al centro del confronto è stata la legge costituzionale approvata il 30 ottobre 2025, ora sottoposta al giudizio dei cittadini con referendum confermativo richiesto trasversalmente in Parlamento.
Ad aprire i lavori è stato Ugo Gardini, che ha ringraziato l’amministrazione provinciale per l’ospitalità e ha chiarito fin da subito l’obiettivo del Comitato. L’intento, ha spiegato, è stato quello di contribuire a un’informazione puntuale e aderente al testo della riforma, nella consapevolezza che i referendum di natura tecnica faticano spesso a entrare nel dibattito pubblico.
“Cercheremo di fornire un’informazione chiara e corretta sui contenuti effettivi della legge costituzionale, rifuggendo da slogan e ricostruzioni fantasiose che non trovano alcun appiglio nel testo”, ha affermato Gardini, richiamando la terzietà del giudice, il rafforzamento dei diritti della difesa e l’assetto ordinamentale delle magistrature. Si è soffermato sulle principali novità, dall’istituzione dell’Alta Corte alla separazione dei due Consigli superiori della magistratura, con particolare attenzione al tema dell’estrazione a sorte dei componenti, una scelta che, ha sottolineato, ha risposto alle degenerazioni correntizie emerse negli ultimi anni: “I cittadini vedrebbero per primi gli effetti sul processo penale, con un rafforzamento della difesa e dei diritti di chi è coinvolto in un procedimento, mentre gli aspetti ordinamentali richiederanno un tempo di assestamento”, rimarcando la centralità della tutela del cittadino.
Aldo Casalinuovo, ha legato il nome del Comitato alla figura di Giuliano Vassalli e alla stagione del codice di procedura penale accusatorio. La riforma ha affondato le sue radici nella cultura garantista e riformista, rafforzata dalla successiva modifica dell’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo: “Si tratta di una legge di revisione costituzionale che opera sul piano dei principi, come la presunzione di innocenza o l’autonomia della magistratura, principi che tutelano il cittadino anche quando non se ne rende conto”, chiarendo che l’indipendenza dell’ordine giudiziario è rimasta pienamente garantita e che i due CSM avrebbero continuato a essere presieduti dal Presidente della Repubblica.
Michele Drosi ha ampliato lo sguardo, richiamando le parole dello stesso Vassalli sulla necessità della separazione delle carriere per il funzionamento del processo accusatorio. Una riflessione che si è intrecciata con le criticità emerse nella gestione disciplinare, dove, ha osservato, un CSM unico ha mostrato limiti evidenti, mentre i due Consigli sono stati indicati come strumento di maggiore equilibrio e trasparenza.
Francesco Granato, già sindaco di Catanzaro dal 19 giugno 1992 al 10 aprile 1993, ha riportato il discorso su un piano più concreto, mettendo in guardia dai rischi di disinformazione e di politicizzazione del voto: “Questa riforma non incide negativamente sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura, anzi le rafforza”, segnalando come una lettura ideologica del referendum avrebbe potuto ostacolare un processo di modernizzazione del sistema giuridico.
A chiudere è stato Tommaso Paonessa, che ha rivendicato la coerenza di una scelta orientata all’autonomia piena del pubblico ministero, anche rispetto ai giudici, ricordando che una legge ordinaria non può scardinare le garanzie fissate dall’articolo 104 della Costituzione. Per il Comitato, il referendum è rimasto una scelta di civiltà giuridica, affidata ora al giudizio consapevole dei cittadini.
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