
"Il prossimo 5 marzo alle ore 10:30, in presenza, si terrà il tentativo di conciliazione monocratica convocato dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Reggio Calabria, ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs. 124/2004.
Non è un semplice passaggio formale. È un momento decisivo.
Una tappa fondamentale di una battaglia collettiva che oggi vede uniti professionisti sanitari, rappresentanza sindacale e tutela legale, perché siamo stanchi di non essere adeguatamente tutelati dall’Azienda.
Parlo sia da professionista di sala operatoria sia come Segretario Sindacale provinciale della COINA di Reggio Calabria.
E lo ribadisco con forza: questa non è una battaglia personale. È una battaglia di tutti. Rischio radiologico: non è un’opinione, è un fatto giuridico
Gli infermieri e i professionisti che operano in sala operatoria, in ambienti dove si utilizzano apparecchiature radiologiche, sono esposti a un rischio specifico chiaramente disciplinato dalla normativa.
Il quadro normativo è inequivocabile: D.Lgs. 101/2020 sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti; Obbligo di classificazione dei lavoratori esposti; Sorveglianza sanitaria mirata; Dosimetria personale; Indennità e tutele previste dalla contrattazione.
Non si tratta di privilegi. Si tratta di diritti.
La Cassazione è chiara: i diritti non si comprimono. La giurisprudenza ha ribadito un principio fondamentale: quando il rischio è concreto e documentato, il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire tutela, prevenzione e riconoscimento economico.
Il rischio radiologico si basa su elementi oggettivi:
presenza di apparecchiature radiogene, esposizione anche non continua ma ripetuta, mancata o incompleta classificazione del personale
Dove il rischio esiste, le tutele devono essere riconosciute. Senza eccezioni. Una vertenza collettiva, supportata legalmente
Quella del 5 marzo è una conciliazione che nasce da un percorso chiaro e strutturato. Non siamo soli. Siamo rappresentati da un legale. Siamo supportati dal sindacato. E soprattutto, siamo uniti.
Questa azione punta a ottenere: chiarezza sulle procedure adottate, corretta classificazione del personale, riconoscimento delle indennità dovute, pieno rispetto delle norme sulla sicurezza
Non è una richiesta economica. È dignità professionale. Chi lavora in sala operatoria conosce bene la realtà:
Ortopedia, Endovascolare, Urologia, Neurochirurgia, Procedure interventistiche. Non stiamo chiedendo favori.
Stiamo chiedendo il rispetto della legge. E siamo stanchi di lavorare in condizioni in cui il rischio viene ignorato o sottovalutato.
Il 5 marzo: una data che segna un punto. Ci auguriamo che prevalga il buon senso istituzionale. Che si arrivi a una soluzione concreta e giusta.
Ma se così non sarà, questa battaglia non si fermerà. Perché:
la sicurezza sul lavoro non è negoziabile, il rischio radiologico non può essere ignorato, i diritti non possono essere negati. Una battaglia che riguarda tutti. Oggi riguarda noi. Domani può riguardare chiunque lavori in ambienti esposti. La salute dei lavoratori è un diritto costituzionale. La sicurezza è un obbligo del datore di lavoro. La dignità professionale non è trattabile".
Lo scrive in una nota indirizzata alla stampa Andrea Marino, Professionista di sala operatoria, Segretario Sindacale Provinciale COINA – Reggio Calabria.
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