Rita Tulelli: "Come riconoscere una relazione violenta"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Rita Tulelli: "Come riconoscere una relazione violenta"


  03 gennaio 2026 09:07

di RITA TULELLI 

Nel lavoro criminologico, uno degli aspetti più complessi della violenza nelle relazioni affettive è la sua capacità di mimetizzarsi. Nell’immaginario collettivo la violenza coincide ancora troppo spesso con l’aggressione fisica evidente, mentre nella realtà clinica e investigativa emerge un quadro molto più articolato. La violenza di relazione raramente inizia con un atto eclatante: prende forma gradualmente, attraverso dinamiche di controllo, svalutazione e manipolazione emotiva che possono passare inosservate anche alla persona che le subisce.

Dal punto di vista criminologico, una relazione può essere definita violenta quando uno dei partner esercita potere e dominio sull’altro. Questo dominio non si manifesta esclusivamente con la forza fisica, ma attraverso comportamenti ripetuti che minano l’autonomia, l’identità e la libertà dell’altro. La violenza psicologica ed emotiva rappresenta spesso la prima fase del processo abusante: commenti denigratori, colpevolizzazioni costanti, controllo delle relazioni sociali e progressivo isolamento sono segnali centrali, anche se culturalmente ancora sottovalutati.

Un elemento ricorrente nelle relazioni violente è la confusione emotiva della vittima. Chi subisce abuso tende a percepire un senso di colpa persistente, a mettere in discussione la propria percezione della realtà e a modificare il proprio comportamento per evitare conflitti. Dal punto di vista scientifico, questo fenomeno è ben noto e si inserisce in quello che viene definito ciclo della violenza: una fase di tensione crescente, seguita dall’atto violento, dal pentimento e infine da una fase di apparente riconciliazione. Questo schema ciclico rafforza il legame traumatico e rende estremamente difficile l’interruzione della relazione. È importante sottolineare che una relazione sana non genera paura. Quando l’altro diventa imprevedibile, quando si vive in uno stato di allerta costante o si rinuncia progressivamente a se stessi per mantenere un equilibrio fragile, non si è di fronte a un conflitto di coppia, ma a una dinamica abusante. In criminologia si parla di normalizzazione della violenza quando la vittima inizia a considerare questi comportamenti come “normali” o giustificabili, spesso attribuendoli a stress, gelosia o difficoltà personali del partner. La difficoltà nel riconoscere una relazione violenta non è indice di debolezza, ma il risultato di meccanismi psicologici complessi. La dipendenza emotiva, la paura dell’abbandono, la vergogna e il timore del giudizio sociale sono fattori che contribuiscono a mantenere il silenzio. 

È fondamentale chiarire che la responsabilità della violenza è sempre di chi la esercita e mai di chi la subisce, indipendentemente dalle circostanze. Dal punto di vista della prevenzione, il riconoscimento precoce dei segnali è uno degli strumenti più efficaci. Parlare con una persona fidata, rivolgersi a professionisti qualificati o a centri specializzati permette di interrompere l’isolamento, che è uno degli obiettivi principali dell’autore di violenza. In Italia esistono servizi dedicati, come il numero antiviolenza 1522, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, che rappresentano un punto di accesso fondamentale alla rete di protezione. In conclusione, riconoscere una relazione violenta significa riappropriarsi della propria capacità di leggere la realtà senza filtri imposti dalla paura o dalla manipolazione. La criminologia ci insegna che la violenza relazionale non è un evento improvviso, ma un processo. Interromperlo è possibile, e il primo passo è sempre la consapevolezza. Nessuna relazione può giustificare la perdita della dignità, della libertà e della sicurezza personale.

 

 


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.