
La figlia Pina, che il 21 settembre ha ricevuto a Taranto la Medaglia d’Onore alla memoria del padre: «Un profondo motivo di orgoglio».
29 ottobre 2026 13:19Mercoledì 4 novembre 2026, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e della Festa delle Forze Armate, Roseto Capo Spulico (CS) renderà omaggio a Pasquale Munno, suo concittadino, insignito della Medaglia d’Onore conferita dal Presidente della Repubblica Italiana per le sofferenze patite durante la prigionia nei campi tedeschi nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Le celebrazioni prenderanno avvio alle ore 11.00 con un corteo che raggiungerà il luogo commemorativo dei Caduti in guerra, in via Bastione, alla presenza del sindaco Giovanni Pugliese, dell’Amministrazione comunale e delle autorità civili e militari.
Nel corso della mattinata, grazie all’impegno dell’assessora alla Cultura Sabrina Franco, si terrà una cerimonia commemorativa dedicata a Pasquale Munno. Particolarmente significativa sarà la partecipazione delle scolaresche, coinvolte in un momento di riflessione sui valori della libertà, della pace e della memoria storica.
Nato a Roseto Capo Spulico il 22 dicembre 1923 e scomparso a Rocca Imperiale il 27 aprile 1987, Pasquale Munno prestò servizio militare come soldato di leva nel 6° Reggimento Bersaglieri, 14ª Compagnia, a Bologna. Fu proprio nel capoluogo emiliano che, il 9 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio, venne catturato dai tedeschi e fatto prigioniero.
La prigionia si protrasse fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale. Soltanto il 4 agosto 1945 riuscì a fare ritorno in Italia, dopo quasi due anni segnati dalla privazione della libertà e dalle sofferenze della guerra.
Di quel periodo doloroso Pasquale Munno parlò raramente. Uomo semplice, schivo e riservato, preferì custodire nel silenzio le esperienze vissute, lasciando alla famiglia soltanto pochi racconti. Tra questi, uno in particolare, che la figlia Pina ricorda ancora oggi con profonda commozione.
«Durante la prigionia i tedeschi gli proposero di tornare libero in Italia a condizione di combattere al loro fianco. Mio padre rifiutò, perché non avrebbe mai voluto tradire la sua Patria», racconta Pina Munno.
Un episodio che racchiude il significato più profondo della sua vicenda umana: la scelta di non rinunciare ai propri principi, neppure davanti alla possibilità di riacquistare la libertà.
«Sulla dolorosa vicenda di mio padre, purtroppo, ho poche notizie relative al periodo della sua prigionia. Era una persona di poche parole e in famiglia ne parlò molto raramente. Quel periodo di dolore, sofferenza e soprusi subiti volle probabilmente cancellarlo e lasciarlo alle proprie spalle», ricorda la figlia. «Mio padre era un uomo semplice e riservato, al quale bastavano una carezza e un bacio per essere felice».
La Medaglia d’Onore alla memoria di Pasquale Munno è stata consegnata il 21 settembre 2026 dal Prefetto di Taranto alla figlia Pina Munno, residente a Grottaglie, in provincia di Taranto, alla presenza del sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò. La commemorazione del 4 novembre rappresenterà un ulteriore momento di riconoscimento, questa volta nella terra natale del bersagliere.
«La Medaglia d’Onore conferita alla memoria di mio padre rappresenta per me e per tutta la nostra famiglia un dono prezioso e un profondo motivo di orgoglio, perché custodisce e rende onore alla memoria del suo sacrificio, della sua dignità e della sua fedeltà alla Patria», sottolinea Pina Munno.
Un sentito ringraziamento è rivolto al presidente Pino Lo Fiego dell’A.N.E.I. di Abano (Padova) e ai rappresentanti della delegazione, i professori Giuseppe Trebisacce ed Emilio Mormandi e Vincenzo Gerundino, per l’impegno nel preservare e valorizzare la memoria di chi ha vissuto la tragedia della prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale.
La commemorazione del 4 novembre sarà dunque non soltanto un tributo a Pasquale Munno, ma anche un’occasione per ricordare il sacrificio di quanti, in uno dei periodi più drammatici della storia italiana, seppero difendere la propria dignità e rimanere fedeli ai propri ideali.
«Ricordare il passato è un dovere; trasmetterne la memoria alle nuove generazioni è un atto di civiltà e di giustizia», conclude Pina Munno.
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