Salvatore Barresi: "Biodiversità, il vero banco di prova è la capacità di governare i territori"

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Dalla Strategia nazionale al 2030 alle esperienze dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto e dei Parchi regionali della Calabria

  14 luglio 2026 13:57

di SALVATORE BARRESI*

La tutela della biodiversità è uscita definitivamente dall’ambito delle sole politiche ambientali per diventare una questione di politica economica, di sviluppo territoriale e di qualità delle istituzioni. La riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione ha sancito un principio destinato a modificare profondamente il rapporto tra ambiente, economia e pubblica amministrazione: la protezione della biodiversità non costituisce più un obiettivo accessorio, ma un interesse pubblico primario sul quale si misura la capacità dello Stato di governare lo sviluppo.

In questo scenario si inserisce la Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030, con la quale l’Italia ha recepito gli indirizzi europei del Green Deal e gli impegni internazionali assunti con il Global Biodiversity Framework di Kunming-Montréal. Il recente Regolamento europeo sul ripristino della natura rafforza ulteriormente questo percorso, introducendo obblighi sempre più stringenti per il recupero degli ecosistemi degradati.

Il tema, tuttavia, non riguarda più la produzione normativa. Da questo punto di vista l’Italia dispone già di un impianto legislativo tra i più avanzati d’Europa. Il problema riguarda, piuttosto, la capacità amministrativa di rendere effettive quelle norme.

L’obiettivo del cosiddetto “30×30”, che impone entro il 2030 la tutela del 30% delle superfici terrestri e marine, non rappresenta un semplice traguardo quantitativo. Esso richiede aree protette realmente gestite, monitorate e finanziate, capaci di produrre risultati misurabili nella conservazione degli habitat e delle specie. I dati ISPRA mostrano tuttavia come il sistema italiano sia ancora distante da tale obiettivo, soprattutto nell’ambiente marino, dove il divario rispetto ai target europei rimane significativo.

La Calabria rappresenta, sotto questo profilo, un osservatorio privilegiato.

L’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, la più estesa d’Italia, costituisce uno straordinario laboratorio naturale del Mediterraneo. La ricchezza degli habitat, le praterie di Posidonia oceanica e l’elevata biodiversità fanno di quest’area una risorsa strategica non soltanto sotto il profilo ecologico, ma anche economico.

L’esperienza di Capo Rizzuto dimostra però come la semplice istituzione di un’area protetta non garantisca automaticamente la conservazione del patrimonio naturale. Continuità amministrativa, capacità gestionale, monitoraggio scientifico, controllo del territorio e adeguate risorse finanziarie rappresentano condizioni imprescindibili affinché la protezione diventi realmente efficace. È questo il passaggio dalla protezione programmata alla protezione effettiva, evidenziato anche dalla Strategia nazionale.

Analoga riflessione riguarda i Parchi regionali della Calabria. La Sila, le Serre e l’Aspromonte custodiscono uno dei più rilevanti patrimoni di biodiversità dell’Europa mediterranea, ma il loro valore non può essere misurato esclusivamente in termini naturalistici.

Le più recenti analisi dell’OCSE e della Banca Mondiale evidenziano infatti come il capitale naturale rappresenti una componente essenziale della ricchezza di un territorio. Foreste, zone umide, ecosistemi costieri e biodiversità producono benefici economici attraverso quelli che la letteratura scientifica definisce servizi ecosistemici: regolazione del clima, disponibilità di risorse idriche, impollinazione, protezione dal dissesto idrogeologico, assorbimento della CO₂, turismo sostenibile e valorizzazione delle produzioni agricole di qualità.

Da questa prospettiva, i parchi non costituiscono un costo per la collettività, bensì un investimento pubblico ad alto rendimento sociale. Ogni euro destinato alla conservazione genera benefici diffusi in termini di salute, occupazione, resilienza climatica e attrattività dei territori.

La vera questione diventa allora quella della governance ambientale. Le migliori esperienze europee dimostrano che l’efficacia delle aree protette dipende dalla qualità delle istituzioni, dalla partecipazione delle comunità locali, dall’integrazione tra politiche ambientali, agricole e turistiche e dalla capacità di utilizzare in modo efficiente le risorse nazionali ed europee.

Da economista, ritengo che la biodiversità rappresenti oggi una delle principali infrastrutture naturali del Paese, il cui valore economico è ancora largamente sottostimato. Da sociologo, osservo come il capitale sociale e la fiducia nelle istituzioni costituiscano elementi decisivi per costruire politiche di conservazione realmente condivise.

La Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 offre dunque una straordinaria opportunità. Il suo successo, tuttavia, non sarà misurato dal numero delle aree protette istituite, ma dalla loro capacità di produrre risultati concreti nella tutela degli ecosistemi e nello sviluppo sostenibile delle comunità locali.

La biodiversità non è soltanto un patrimonio da conservare. È un capitale produttivo, una infrastruttura naturale e un fattore di competitività territoriale. Investire nella sua tutela significa investire nel futuro economico, sociale e ambientale dell’Italia e, in particolare, della Calabria, regione che possiede tutte le potenzialità per diventare un modello nazionale di sviluppo sostenibile fondato sul valore del proprio patrimonio naturale.

*Economista e Sociologo


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