
di GIUSEPPE TERRANOVA
"Un’intera valle condannata al silenzio.
Una comunità privata del diritto alla salute.
Una promessa infranta che fa male, perché toglie futuro, dignità e speranza.
Oggi si scopre che la Regione Calabria, già nel 2023, ha disimpegnato i fondi per la Casa della Salute di San Marco Argentano.
Nel 2023, infatti, sono stati tolti 8 milioni e 149 mila euro destinati a questa struttura. Una scelta che ha il sapore di un tradimento. Il progetto, fondamentale per il benessere di decine di migliaia di persone, è stato cancellato senza preavviso, senza coinvolgere i sindaci, senza informare le comunità.
Ma come è possibile?
Per anni, alle interrogazioni dei consiglieri regionali, la Regione ha continuato a rispondere che tutto sarebbe andato avanti, che era tutto programmato.
Mai, neanche una volta, si è fatto riferimento a questa scelta già assunta nel 2023.
Una omissione gravissima.
Perché qui non si parla di numeri astratti: si parla di oltre 50 mila cittadini che vengono spinti verso una condizione di abbandono sanitario totale.
E allora la domanda è inevitabile:
si è forse taciuto perché, fino a pochi mesi fa, c’erano le elezioni regionali?
Oggi, invece, emerge la verità.
Amara. Durissima. Inaccettabile.
Nel 2025, durante una manifestazione a Cimino, si chiedeva ancora la realizzazione della Casa della Salute, quando i fondi erano già stati cancellati da due anni.
Chi lo sapeva?
E perché non è stato detto nulla?
MENTRE ALTROVE IN CALABRIA SI TROVANO I FONDI PER REALIZZARE CIÒ CHE ERA STATO PROGRAMMATO, QUI SI SPROFONDA NEL BUIO ASSOLUTO.
La VERITÀ È CHE, SE NON FUNZIONA LA SANITÀ NELL’ESARO, VA IN TILT L’INTERO SISTEMA SANITARIO PROVINCIALE.
COSENZA E CASTROVILLARI NE SONO L’ESEMPIO LAMPANTE.
I presidi vengono messi sotto pressione, i tempi si allungano, i cittadini si spostano, il sistema si inceppa.
E intanto, sul territorio?
Nessuna area attrezzata h24 per l’elisoccorso.
Una rete sanitaria territoriale di fatto inesistente.
Comuni dove la guardia medica apre sì e no una volta alla settimana.
Altri dove è del tutto assente.
È questa la civiltà sanitaria?
E allora la domanda diventa ancora più concreta, più drammatica:
che destino ha un cittadino di San Donato di Ninea che ha bisogno di cure urgenti?
Deve rassegnarsi al peggio?
A CHE SONO SERVITI GLI INCONTRI DEI COMITATI CON I VERTICI DELL’ASP, SE HANNO PRODOTTO SOLO COMUNICATI RASSICURANTI?
Oggi è chiaro: è stato tolto il velo.
Questa non è disattenzione.
Questa è una scelta.
La realtà è sotto gli occhi di tutti: per una visita specialistica si aspettano mesi e mesi.
E sempre più persone rinunciano a curarsi.
Perché?
Perché non hanno reddito.
Perché non ci sono strutture.
E c’è un dato ancora più drammatico: in questo territorio e nelle aree interne, una larga parte dei cittadini vive con redditi bassi, pensionati al minimo, famiglie fragili, persone che non possono permettersi l’accesso alla sanità privata.
IN QUESTA TERRA LA SANITÀ NON È PER TUTTI. È PER POCHI.
È la cruda verità.
Chi ha i soldi chiama, paga, e si cura.
Chi non li ha resta indietro.
E troppo spesso, paga con la propria salute.
Questo è il modello che si sta costruendo.
Silenziosamente. Progressivamente. Pericolosamente.
Ed è per questo che quanto accaduto a San Marco Argentano non è solo un errore:
è uno scippo.
Uno scippo al diritto alla salute.
Uno scippo al futuro della Valle dell’Esaro.
E SENZA LA CASA DELLA SALUTE A SAN MARCO ARGENTANO, LA VALLE DELL’ESARO ABBASSA LA SARACINESCA.
Il nostro territorio si condanna a una morte lenta e inesorabile. Senza sanità, senza servizi, senza futuro, senza speranza.
ORA È IL MOMENTO DI CHIEDERE ALLA REGIONE CALABRIA DI MANTENERE GLI IMPEGNI E LE PROMESSE, COME È STATO FATTO A MESORACA E CHIARAVALLE.
Non stiamo chiedendo favori.
Stiamo chiedendo il rispetto di un diritto fondamentale.
Non è un gesto di carità, è un dovere della politica, è una questione di giustizia.
Di fronte a questo enorme abisso e degrado, è giusto dirlo con chiarezza: non tutti hanno le stesse responsabilità.
C’è chi ha lottato per difendere la dignità e il diritto dei cittadini, chi – anche sfidando il vento e il freddo – ha pubblicamente rivendicato e chiesto con forza la costruzione della Casa della Salute.
E c’è chi, invece, ha fatto solo passerella e ha taciuto, strizzando l’occhio alla sanità privata.
Ora si tratta di unire tutte le forze.
Perché senza sanità questo territorio si svuota.
E muore.
SERVE UNA REAZIONE FORTE.
Serve unità. Vera. Profonda.
I sindaci devono fare fronte comune, oltre ogni appartenenza politica, e convocare in seduta congiunta tutti i Consigli comunali della Valle dell’Esaro.
Da lì deve partire una richiesta chiara e non negoziabile:
la Regione Calabria deve reinserire gli 8 milioni e 149 mila euro, adeguarli ai costi di mercato e realizzare la Casa della Salute di San Marco Argentano.
Con tempi certi.
Con un cronoprogramma vincolante.
Con responsabilità definite tra Regione, ASP e Comuni.
Tutto il resto è vuoto.
È una presa in giro.
LA VALLE DELL’ESARO NON È FIGLIA DI UN DIO MINORE.
La politica è una cosa sola: DIFESA DELL’INTERESSE PUBBLICO.
Quando smette di esserlo, diventa altro.
E oggi, più che mai, è il momento di scegliere da che parte stare".
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