
di FRANCESCO DI LIETO
Io so. Io so i nomi di chi da sempre sventra la sanità pubblica in Calabria per costruirsi luminose carriere sui bilanci devastati delle Asp, trattando la salute dei cittadini come un banchetto privato a cui abbeverarsi. Io so chi sono i signori della politica e della burocrazia che ieri brindavano nei salotti per la fine del commissariamento e che oggi, senza provare un minimo di vergogna, continuano a fare la ruota del pavone sulle macerie.
Non serve una sentenza per dimostrare quello che è sotto gli occhi di tutti: abbiamo le prove della realtà. Abbiamo le prove di quei cinquantuno minuti d’agonia in cui un ragazzo di vent’anni è rimasto ad aspettare un’ambulanza giunta sul posto senza un solo medico a bordo — una semplice vettura di soccorso base con i soli soccorritori, svuotata di personale sanitario e del tutto incapace di prestare cure mediche avanzate o somministrare farmaci salvavita. Un involucro di lamiera vuoto, buono solo per trasportare la rassegnazione di una terra abbandonata. E di fronte a una simile tragedia, l'unica risposta dei burocrati di turno è stata arrampicarsi sugli specchi con la freddezza disumana delle "procedure congrue".
Mentre la Calabria reale muore per strada nell'inferno del soccorso fai-da-te, a Catanzaro la politica mette in scena il solito teatrino. Accendono i riflettori sulle guerre di quartiere per il nuovo ospedale, litigando su dove posare il cemento per tutelare i parcheggi dei primari, i valori catastali delle case e il fatturato delle pizzerie. Parlano di mura perché se la gente guarda il calcestruzzo, non si accorge del vuoto che c'è dentro: reparti svuotati, corsie fantasma e liste d'attesa che non sono semplici ritardi burocratici, ma condanne a morte differite. Litigano su dove costruire le scatole di mattoni senza farsi l'unica domanda davvero decisiva: chi cazzo ci metteremo dentro quei nuovi ospedali, se avete lasciato le corsie senza medici e senza infermieri?
A chi sta male non importa un fico secco del Risiko immobiliare dei partiti o dei soliti comitati di quartiere. Chi ha un codice rosso vuole solo un'ambulanza medicalizzata che arrivi in tempo e un medico che gli salvi la vita, sia che arrivi da Crotone, da Vibo o da Lamezia. La salute si difende cacciando i mercanti dal tempio, riaprendo i reparti e assumendo il personale che manca, non barattando la vita delle persone con la speculazione edilizia e con le sfilate elettorali. Giù le mani dalla pelle dei calabresi: non c'è proprio niente da brindare, c'è solo da provare vergogna per come avete ridotto questa terra.
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