Sanità jonica, Mazza (Comitato Magna Graecia): “Il grande inganno”

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  11 febbraio 2026 09:25

 Riceviamo e pubblichiamo

 di DOMENICO MAZZA*

Un filo sottile, ma evidente, collega le scelte della burocrazia sanitaria di Cosenza e Catanzaro alle difficoltà quotidiane dei Cittadini jonici. È il filo della centralizzazione spinta: una strategia che sta indebolendo e, progressivamente, svuotando gli spoke di Corigliano‑Rossano e Crotone. Nel frattempo, il nuovo ospedale della Sibaritide rischia di trasformarsi, ancor prima dell’apertura, in un’opera priva di reale funzionalità. Il paradosso è chiaro: mentre si celebra l’avanzamento dei lavori del nuovo presidio, si assiste al saccheggio sistematico dei servizi essenziali negli ospedali esistenti, con un trasferimento di competenze e attività verso gli hub regionali. Una dinamica che rischia di consegnare ai Cittadini una struttura moderna solo nell’aspetto, ma priva dei servizi necessari a rispondere alla crescente domanda di salute del territorio.

Laboratori smantellati e investimenti a rischio: il nodo della tecnologia

La decisione di centralizzare l’Anatomia Patologica dal Giannettasio all’Annunziata di Cosenza si inserisce in un quadro già critico. Nel cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide, infatti, sono in corso investimenti significativi per la realizzazione di spazi schermati e di un bunker destinato alla Medicina Nucleare. Area, quest'ultima, progettata per ospitare tecnologie avanzate come il ciclotrone. Sorge spontanea una domanda: quale logica giustifica lo smantellamento dei laboratori esistenti se il nuovo presidio dovrebbe, per vocazione e per investimenti già sostenuti, diventare il riferimento diagnostico del nord‑est calabrese? Il rischio è evidente: costruire un’infrastruttura all’avanguardia senza dotarla delle apparecchiature e delle professionalità necessarie. Vieppiù, trasformando un’opera pubblica in un involucro vuoto. Un’ipotesi che rappresenterebbe non solo uno spreco di risorse, ma un ulteriore impoverimento del territorio.

Aree interne e reti tempo‑dipendenti: quando la geografia diventa un fattore di rischio

La questione assume contorni ancora più critici nell’area interna compresa tra Sila Graeca e Cirotano: una delle zone decentrate più vaste e impervie del Paese. Un contesto che per coordinate geografiche risulta naturalmente gravitante sui presidi sanitari del Crotonese e della Sibaritide. Nel richiamato ambito, la golden hour (ora salvavita), fondamentale per il trattamento delle patologie cardiovascolari, è spesso inosservabile. Le difficoltà di collegamento rendono complesso raggiungere la costa dai Comuni diroccati. Tuttavia, la situazione peggiora quando, una volta arrivati negli ospedali di Corigliano‑Rossano o Crotone, i pazienti scoprono che le unità di Emodinamica - promesse da anni - non esistono. Senza questi servizi, in verità, i presidi sanitari jonici diventano semplici punti di transito. I pazienti devono essere trasferiti nuovamente verso Cosenza, Catanzaro, Castrovillari o Belvedere Marittimo (uniche Località del centro-nord Calabria dotate di Emodinamica), con un inevitabile allungamento dei tempi e un aumento del rischio clinico. In queste condizioni, parlare di reti tempo‑dipendenti appare quasi un esercizio teorico. Il sistema, di fatto, non garantisce equità di accesso alle cure e finisce per penalizzare chi vive lontano dai centri di potere e dai grandi hub sanitari.

Superare la logica della periferia: la necessità di un fronte comune

Le criticità evidenziate non rappresentano rivendicazioni localistiche, ma questioni di civiltà e di tutela dei diritti fondamentali. Corigliano‑Rossano e Crotone, territori accomunati da dinamiche simili, devono poter contare su una programmazione condivisa e su una voce unitaria. La spoliazione progressiva dei servizi, a vantaggio dei poli hub regionali, rischia di relegare l’intero Arco Jonico-Silano al ruolo di periferia sacrificabile. L’eventuale accentramento dell’Anatomia Patologica dalla Sibaritide a Cosenza, sarebbe solo l’ultimo tassello di un processo che sottrae autonomia gestionale a un’area che rappresenta, congiuntamente al Crotonese, un quarto della popolazione calabrese. Se il nuovo ospedale della Sibaritide e il presidio di Crotone devono davvero segnare una svolta, è indispensabile che dette strutture garantiscano tecnologie. Non servono arredi e dotazioni di facciata. Necessitano personale qualificato e autonomia operativa.

Le domande inevase

Restano aperti, dunque, interrogativi che la politica regionale è chiamata a chiarire:

qual è il destino della Medicina Nucleare prevista a Insiti?  

Perché le unità di Emodinamica negli Spoke di Corigliano-Rossano e Crotone continuano a essere rinviate, nonostante le esigenze dell’area interna afferente ai presidi jonici?  

Quale modello di sanità si intende costruire per il nord‑est calabrese?

La battaglia della Sibaritide e quella del Crotonese sono, in realtà, un’unica battaglia: quella per l’attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Lo stesso articolo che tutela il diritto alla salute senza distinzioni territoriali.  La Calabria non può fermarsi a Cosenza, Catanzaro e Reggio. Smettiamola di sezionare la Regione per superati ambienti latitudinali di stampo Borbonico e lascito Sabaudo. La complessa orografia calabrese merita studio e rispetto delle omogeneità territoriali. L'impronta longitudinale dell’Arco Jonico, quella artatamente considerata periferia dei Capoluoghi storici, chiede servizi, competenze e dignità.

*Comitato Magna Graecia


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