Scarcerata in Austria, torinese ringrazia avvocato di Catanzaro: “Mi ha reso una donna libera”

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L’avvocato Marco Grande

Il lieto fine di una complessa vicenda penale di una donna torinese in Austria difesa da un avvocato di Catanzaro

  22 luglio 2026 00:27

Riceviamo e pubblichiamo 

Scrivere a una testata è una cosa che non ho mai fatto, e mai avrei pensato di fare prima di questa mattina, ma con questa mia lettera vorrei diffondere una notizia sulla conclusione di un processo penale tenutosi in Austria, in cui sono stata imputata, che ha segnato profondamente la mia vita e che ha visto l’intreccio di tre città, così diverse e così lontane: Torino, Salisburgo e Catanzaro.

Sono una donna di 44 anni, una mamma che lavora sodo, residente a Torino, mi sposto spesso per motivi di lavoro e il 3 luglio 2024 mi trovavo in Austria, a Salisburgo. Era la mia prima sera in quella città e avevo conosciuto due colleghi che mi invitavano ad uscire per mangiare fuori, con altre colleghe e colleghi. Decidevo di andare. A fine serata, al momento di tornare a casa, si offriva di riaccompagnarmi uno dei due colleghi con i quali ero andata alla cena. Arrivati sotto casa, il collega mi diceva di non sentirsi bene, per aver esagerato con i cocktail, e mi chiedeva di poter bere dell’ acqua da me.

Una volta entrato nella mia cucina, cambiava atteggiamento e provava insistentemente ad avvicinarsi per avere un rapporto sessuale con me, contro il mio consenso. Il mio rifiuto scatenava la sua ira: cominciava a gridare dicendo di essere il diavolo in persona, che poteva fare ciò che voleva, che avrei potuto anche ucciderlo perché sarebbe risorto e sarebbe ritornato da me per farmela pagare.

L’aggressore nel dire queste parole orribili, che mi impaurivano tantissimo, in preda alla follia, aveva pure preso una forchetta da un cassetto e più volte la infilzava con forza nel suo braccio sinistro, dicendomi di essere invincibile e avvicinandosi minacciosamente a me. Terrorizzata per la mia vita, afferravo un coltello da pizza e lo invitavo ad allontanarsi. Per paura tenevo puntato il coltello verso di lui, impugnando l’arma nella mano destra con il manico appoggiato alla mia spalla, ma lui non era per niente impaurito, anzi si lanciava addirittura verso di me e quindi verso la lama del coltello.

Inevitabilmente, con quel balzo verso di me, l’aggressore finiva per infilzare la lama nel suo corpo (da me puntata per difendermi) che lo colpiva tra la spalla e il petto. Per questa storia, dove solo io ero la vera vittima di un tentativo di violenza sessuale e comunque di aggressione, sono risultata una carnefice, essendo stata anche incarcerata per otto mesi a Linz, perché i giudici temevano che potessi scappare dall’Austria. Sono stata accusata di tentato omicidio e pure condannata in primo grado dalla Corte d’assise di Salisburgo, in un processo che mi è sembrato un’esperienza surreale.

Ero depressa, sconfortata, non avevo più fiducia nella giustizia, vivevo un vero e proprio incubo, un film horror che però non aveva nulla di cinematografico. Il solo pensiero di affrontate pure il giudizio di secondo grado davanti alla Corte d’assise d’appello di Linz, mi dava il tormento perché temevo di dover tornare - senza alcuna colpa - tra le mura del Justizanstalt (carcere) proprio di quella città.

In preda alla disperazione, parlavo del mio caso con alcuni miei cari amici di Torino, che mi indicavano il nome di Marco Grande, un avvocato e docente di procedura penale, che a loro dire era davvero preparato, molto empatico e propositivo, aveva un collegamento con la nostra città piemontese per motivi universitari ma si trovava molto lontano da noi: a Catanzaro.

Per mia abitudine non vado da un professionista “alla cieca”, ho voluto quindi ottenere qualche informazione su questa persona prima di contattarla. Ho visto un profilo professionale eccellente. Avevo un inspiegabile senso di fiducia in quell’avvocato calabrese, mi dicevo: «lui mi aiuterà».

Prendevo allora subito contatto con l’avvocato Grande, che immediatamente dimostrava la sua cordialità, la sua competenza e tanta professionalità, spiegandomi tutti i possibili sviluppi del procedimento a mio carico, con una chiarezza decisamente inusuale, facendomi capire anche complicati rapporti tra Italia e Autorità straniere, ispirandomi con tutto ciò ancora più fiducia. Ha subito preso contezza del caso, dedicandosi molto all’analisi del mio fascicolo (molto voluminoso, di circa 4000 pagine) che conosceva benissimo, ha studiato le leggi penali e processuali penali austriache, ha collaborato costantemente con il mag. Jürgen Pföstl (un avvocato di Salisburgo - investito solo per la presentazione degli atti e per altri aspetti formali). Marco Grande ha scritto un atto difensivo traducendolo in Österreichisches Deutsch (variante austriaca del tedesco), che mi ha fatto commuovere, per la sua profondità e per la sua eleganza redazionale. Non credo sia semplice inserire quei freddi termini del diritto penale in una “dimensione umana”, rendendo concetti complessi anche alla mia portata, visto che mi occupo di altro.

Ho conosciuto tanti avvocati in vita mia qui al Nord, pure all’estero, mai avrei pensato di voler chiedere di essere difesa da un avvocato di Catanzaro. Perché è vero che al Sud ci sono molte eccellenze che non vengono valorizzate. Allora da torinese voglio onorare un difensore catanzarese, raccontando pubblicamente quanto sia stato determinante nella mia vicenda giudiziaria e comunque nella mia vita. Nel farlo esprimo la mia più profonda gratitudine nei confronti del professore avvocato Marco Grande del Foro di Catanzaro, che con competenza, determinazione e grandissima umanità mi ha accompagnata in ogni momento di questa terribile storia.

Grazie a lui la Corte d’assise d’appello di Linz ha deciso di assolvermi, non dimenticherò mai il 20 luglio 2026. Il costante sostegno del mio avvocato catanzarese anche sul piano umano e psicologico e la sua attenzione nell’informarmi su ogni sviluppo del processo, e su tutte le possibili soluzioni al caso, sono stati fondamentali pure per la mia salute psichica, già molto provata dopo una terribile e ingiusta esperienza in carcere.

Grazie al suo impegno, oggi posso finalmente guardare al futuro con serenità. Adesso sì, sono una donna libera, la mia riconoscenza nei suoi confronti sarà eterna".


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