Scontro tra Trump ed il Pontefice, Nuova Genesi: "Diplomazia frantumata"

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  24 aprile 2026 10:15

"L’attacco senza precedenti, colpisce il primo Papa americano della storia: “è debole sul fronte della criminalità, pessimo in politica estera” scrive Donald Trump. “Non ci piace un Papa che pensa sia giusto che l’Iran abbia il nucleare e che la criminalità sia accettabile”, continua il presidente americano. Come se non bastasse Trump pubblica anche una foto che lo ritrae come Cristo guaritore. E’ questo un passo ulteriore, dopo che a maggio, pochi giorni dopo l’insediamento del Papa, si è fatto ritrarre sul trono Pontificio, come risposta scomposta, alle parole del pontefice: “Dio rifiuta le preghiere di leaders che scatenano una guerra”. A sostegno delle parole di Trump è intervenuto anche il vicepresidente Vance secondo il quale il Vaticano dovrebbe attenersi esclusivamente alle questioni morali". Così in una nota stampa "Nuova Genesi" di Catanzaro. 

"Il Papa statunitense propone un’idea di mondo totalmente differente da quella portata avanti, in questo momento, dagli Stati Uniti. Leone XIV non lo fa per proteggere gli interessi della Vaticano, ma nel nome di una comunità vastissima. Da voce a chi non ha voce, soprattutto risponde al grido di dolore che si alza dalle terre lacerate dalla guerra. E’ naturale che tale principio cruciale ha reso il Pontefice l’obiettivo da attaccare dal Presidente Trump.

Lo storico delle religioni Faggioli, docente di Ecclesiologia al Loyola Institute del Trinity college di Dublino, ha studiato i rapporti tra Cristianesimo e fenomeno Maga, (make- america - great- again- rendiamo l’america di nuovo grande), tema a cui è dedicato il suo ultimo saggio, "Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana". Egli, lucido interprete della politica di Trump, è rimasto sbigottito dalla violenza delle sue parole contro il pontefice. E’ questo un paradosso storico, sottolinea, “ormai, l’inimmaginabile è diventato parte della quotidianità politica».

Il Papa precedente non preoccupava troppo il Presidente Usa, nonostante che, nel febbraio 2016, avesse dichiarato che “c’era il rischio che fosse una pedina del Governo Messicano” a proposito delle politiche migratorie di quel Paese. Sosteneva tuttavia, che fosse lo Stato sudamericano ad influire negativamente sul Pontefice fornendogli informazioni false. Per cui fondamentalmente, lo assolveva parzialmente e quindi ridimensionava il suo magistero come “stravaganza di un Pontefice dell’America Latina” –una parte di mondo che interessava poco a Trump-.

Papa Leone, invece, nato e cresciuto a Chicago, è parte integrante della cultura americana. Si è formato in contesti cattolici americani, conosce benissimo il tessuto sociale e religioso del Paese. Non solo, ma avendo avuto una lunga esperienza missionaria in Perù, lo rende anche anello di congiunzione con il mondo latino-americano. Egli, a differenza degli altri Pontefici, conosce benissimo le dinamiche tra Chiesa e Società statunitense. Papa Leone XIV è una figura complessa che unisce la cultura americana con il sud del mondo.

Egli proprio per le sue origini, ha sempre cercato, di non contrapporsi a Trump, anzi ha sempre stimolato i Vescovi americani ad intervenire sulle questioni del Paese. Agli inizi di quest’anno però, la politica americana segna un ritorno a logiche imperialiste che mirano a sottomettere sia dal punto di vista economico che strategico nuove aree: dal Venezuela a Cuba, da Gaza all’Iran. Di fronte a questa situazione, il Papa ha capito di non poter stare in silenzio. Nel discorso al Corpo Diplomatico del 9 gennaio, ha invocato a gran voce la pace come bene arduo ma possibile e la guerra come una piaga dell’umanità, ma che è tornata di moda. Da qui l’attacco esplicito di Trump.

Il Presidente è tornato al potere grazie alla fusione tra nazionalismo cristiano (conservatorismo religioso) – cattolico e protestante – ed i magnati della Silicon Valley, da Elon Musk a Peter Thiel. Ultimamente però, stiamo assistendo come il potere, silenziosamente, si è concentrato nelle mani di una oligarchia tecnologica, orientata verso il controllo globale e a cui quindi, come sostiene egregiamente lo storico Fagioli: “non interessa più la difesa dei valori tradizionali o il contenimento della migrazione quanto il controllo del mondo e delle sue risorse”.

L’ideologia oggi diffusa tra i miliardari della Silicon Valley, considera la sopravvivenza a lungo termine dell’umanità nello spazio, più importante della salvaguardia della terra, che è dunque sacrificabile, per consentire a pochi la conquista dello Spazio e la spasmodica ricerca dell’immortalità. I suoi esponenti seguono la genealogia nietzschiana, vedendo nel Cristo la sublimazione della debolezza, quindi, un perdente per la sua incapacità di odiare e comprendere la logica della potenza. Il Papa, ovviamente, che parla esclusivamente di Vangelo, ha toccato un tasto dolente.

Il Presidente Trump è scampato da tante situazioni critiche. E’ stato accusato una volta di abuso di potere e ostruzione al Congresso per avere fatto pressioni sull’Ucraina affinchè indagasse su Biden, legando gli aiuti militari a tale richiesta, (assolto dal Senato!). E’ stato accusato di incitamento all’insurrezione dopo l’incoraggiamento ai suoi sostenitori a compiere atti di violenza contro il Governo, culminati nell’assalto al Campidoglio nel Gennaio 2021 (assolto dal Senato!). Gli sono stati contestati altri innumerevoli capi d’accusa, ma ne è sempre uscito quasi indenne. Si è salvato infine da due attentati. Attaccando il Papa, però, ha commesso un sacrilegio politico, ha infranto un limite sacro invalicabile per gli occhi della destra religiosa, la quale sta comprendendo adesso, di essere stata manipolata dal Presidente Trump.

Il problema che si pone oggi, è come potrebbero reagire i cattolici che occupano posizioni di rilievo nell’amministrazione come Vance e Rubio.

Vance e Rubio sono in gara per il dopo Trump, senza sapere però quando si verificherà la successione, -(se dal “midterm” o nel 2028) –. A differenza di Rubio, per Vance il cattolicesimo riveste un ruolo centrale, come testimoniato dal fatto che la sua conversione ha coinciso con l’ingresso in politica. Non a caso ha cercato spesso una legittimazione con la Santa Sede. Ora per lui, è quasi impossibile non farsi coinvolgere nello scontro. Si registra poi un grande disorientamento ai vertici dell’area di destra che fatica a gestire la maggiore influenza del mondo cattolico al suo interno.

Questi interrogativi mostrano come il Pontificato sia chiamato ancora a navigare in acque così tempestose che nessuno aveva previsto. E’ questo uno scontro epocale, tra il mantenimento del potere di autogovernarsi senza ingerenze esterne e la verità del Vangelo, dove il Papa difende i diritti umani universali, mentre Trump cerca di fondere i precetti della fede cristiana con gli interessi e la sovranità della propria Nazione, ponendo dunque la propria patria al centro della vita religiosa e politica. In questo senso la Religione non è messaggio per l’intera umanità, ma si utilizza per legittimare una identità nazionale specifica.

Alla fine, la vera unica domanda che rimane sospesa non è se al Pontefice tornerà il “buon senso”, come sostiene Trump, ma, se lui sarà in grado di comprendere che la pace non è segno di debolezza!!!". 


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