"La pazienza dei cittadini calabresi è finita. Dopo l’affollata assemblea di ieri sera alla sala "Al Piccolo", un gruppo spontaneo di elettori ha inviato stamane una diffida formale ai presidenti Occhiuto e Cirillo. Il messaggio è chiaro: la Regione ha 24 ore per sbloccare il referendum sullo Statuto o la battaglia si sposterà in Procura.
Durante l'incontro, i relatori hanno denunciato quello che definiscono un "sequestro della democrazia". Al centro della contestazione c'è l'ostruzionismo sulla richiesta per l'esercizio di un diritto costituzionale diretto, depositata il 30 marzo ma ancora chiusa nei cassetti per impedire la raccolta delle firme.
Con quell'istanza, i cittadini chiedono l'indizione di un referendum confermativo (ex art. 123 Cost.) per sottoporre al voto popolare le recenti modifiche dello Statuto: l'obiettivo è annullare le leggi che hanno istituito nuove figure politiche e aumentato i costi della macchina regionale, restituendo agli elettori l'ultima parola sulle regole fondamentali della Calabria.
Durissimi gli interventi dei relatori. Francesco Di Lieto è stato categorico: "la politica calabrese ha realizzato il miracolo della moltiplicazione delle poltrone proprio nel territorio più povero dell’Europa, dove quasi un cittadino su due è a rischio esclusione sociale. Fa sorridere che oggi parlino di costi eccessivi per un referendum, quando nessuno ha battuto ciglio quando il Presidente Occhiuto si è dimesso e ricandidato lo stesso giorno, trascinando la regione a nuove, inutili e costose elezioni. È un'offesa intollerabile: mentre le ambulanze restano ferme senza medici e senza benzina che la Giunta si sia aumentata lo stipendio di 4.000 euro al mese di rimborsi auto forfettari. Hanno scelto chiaramente di prendersi cura delle poltrone e non delle persone."
Santo Gioffrè ha messo sotto accusa la propaganda regionale sulla salute: "L’uscita dal commissariamento della sanità è una farsa smentita quotidianamente dai reparti vuoti e dalle liste d'attesa infinite. Questo governo regionale sta svendendo la Calabria accettando passivamente l’egoismo dell’Autonomia Differenziata: ci condannano a una sanità di serie B in cambio di qualche posto in più in Giunta."
Amara l'analisi di Marinella Pucci sul silenzio delle altre forze politiche: "Assistere all'inerzia di un'opposizione è davvero triste. Non servono leggi di iniziativa popolare che sanno di anestetico per far scadere i termini: serve coraggio. Invitiamo ogni calabrese ad agire ora per rivendicare i propri diritti negati. La nostra è una mobilitazione di dignità: se la politica abdica al suo ruolo di controllo, tocca ai cittadini riprendersi l'iniziativa e scardinare il lucchetto del Palazzo."
L'azione legale e l'ultimatum Dalla serata di Lamezia è emerso un mandato chiaro: non restare a guardare mentre il diritto al voto viene sequestrato dalla burocrazia. La diffida denuncia come la Regione sia stata "fulminea" nel varare nuove cariche e rimborsi, ma risulti oggi "paralizzata" quando deve garantire ai cittadini-elettori di esprimersi come previsto dall’art. 123 della Costituzione.
Se entro domani il protocollo referendario non sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale, il Comitato procederà per omissione di atti d’ufficio.
“La democrazia non è un favore concesso dalla Giunta e lo Statuto non è proprietà privata di chi occupa il Palazzo", concludono i cittadini".
Lo si legge in una nota di Francesco Di Lieto, presidente del Codacons Calabria.
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