Sergio Dragone: "Catanzaro, calciomercato, plusvalenze e sogni"

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"La rilettura della storia giallorossa ci permette di superare striscianti delusioni"

  04 febbraio 2026 09:13

di SERGIO DRAGONE 

La strisciante delusione della tifoseria giallorossa per le conclusioni in sordina  del calciomercato invernale non mi stupisce. I tifosi per “mestiere” sognano ad occhi aperti. In un bellissimo film di Dino Risi, “Operazione San Gennaro”, il capo della banda che vuole trafugare il tesoro del Santo, interpretato da un grandissimo Nino Manfredi, promette alla statua di “Gennarino” che utilizzerà il ricavato del colpo per comprare Eusebio. La “perla nera del Mozambico”, il leggendario capocannoniere dei mondiali d’Inghilterra del 1966, era l’oggetto del desiderio di un’intera città, Napoli, che come Catanzaro viveva e vive di calcio. Nella realtà, Eusebio non si è mai mosso dal Portogallo.

Ho letto sui social qualche velata critica  alla società che non avrebbe inteso “alzare l’asticella”, ormai fin troppo abusata espressione, e di avere puntato solo a realizzare plusvalenze dalla vendita dei calciatori più forti. Io credo che una rilettura pacata e non faziosa della storia giallorossa ci possa aiutare a ragionare sul pragmatismo del presidente Floriano Noto.

Sono state proprio le plusvalenze a creare il “miracolo Catanzaro” degli anni Sessanta e Settanta. Nicola Ceravolo, che aveva la furbizia di una volpe e la parsimonia del bravo padre di famiglia, ha costruito proprio sull’incremento del valore del parco giocatori le fortune di una piccola società dell’estremo sud. Qualche esempio. Nel 1965, l’Avvocato si fece letteralmente “regalare” dal Bologna un attaccante ormai non più giovanissimo, Gianni Bui, che tutti nell’ambiente davano per finito a soli venticinque anni. L’Airone in 67 partite realizzò 33 goal, conquistò il titolo di capocannoniere della serie B e venne rivenduto a peso d’oro al Verona nell’estate del 1967. Quello stesso calciomercato, Ceravolo rivendette a cifre folli al Catania un giovanissimo attaccante della primavera del Bologna, Alessandro Vitali, che aveva acquistato per pochi spiccioli. Per placare la piazza, il presidentissimo prese ai “saldi” dalla Roma un attaccante promettente, ma che aveva fallito clamorosamente nella Capitale, Sergio Pellizzaro, un’ala destra che somigliava parecchio a George Best e si presentava in campo con i calzettoni abbassati sulle caviglie. Con quattordici goal in un solo campionato, le quotazioni di Pellizzaro s’impennarono e Ceravolo lo rivendette al Palermo ad un prezzo dieci volte quanto lo aveva pagato. Stessa sorte per Pierluigi Busatta, arrivato a Catanzaro quasi sconosciuto, rivenduto al Verona con una notevole plusvalenza, e per Sergio Zuccheri, finito al Cesena per un prezzo di almeno cinque volte rispetto all’acquisto dalla Reggiana. Sono solo gli esempi più clamorosi.

Ma la storia ci insegna anche un’altra cosa. La prima storica promozione in serie A del 1971 fu il frutto del più brutto e deludente calciomercato che si ricordi. Ceravolo portò a Catanzaro un allenatore praticamente sconosciuto, Gianni Seghedoni, e due attaccanti calabresi, Angelo Mammì e Alfredo Ciannameo, considerati da tutti due brocchi sul viale del tramonto. Fu confermata in toto la rosa della squadra che solo pochi mesi prima si era salvata dalla serie C per differenza reti. Ricordiamo tutti com’è andata. Non sempre, nel calcio, vince chi spende di più.

Io penso che la politica “prudente” del presidente Noto sia, al momento, quella che consente al club giallorosso di consolidare il proprio ruolo nel panorama calcistico italiano. Una società robusta, con i conti in ordine, investimenti nelle strutture. Certo, se fossero arrivati un collaudato difensore e un attaccante “che vede la porta”, saremmo stati tutti più contenti. Ma sono altrettanto sicuro che questa squadra è ancora nelle condizioni di fare un ottimo campionato e di ripetere quanto meno l’esperienza dei playoff. E’ vero, manca la punta sfondatutto, ma abbiamo in compenso tre tra i più promettenti talenti italiani, Cissè, Liberali e Rispoli, senza contare il motoperpetuo Favasuli. Sono quattro nazionali, mica gli ultimi arrivati. Ci aspettano ora tre partite abbordabili (ho detto abbordabili, non facili) che potrebbero portarci nuovamente in alto in classifica e chiudere con largo anticipo la “pratica salvezza”. E allora, superiamo la fisiologica delusione, ricordando che anche in passato la politica delle plusvalenze è stata l’arma vincente del Catanzaro di Ceravolo. Arriverà presto il tempo di nuovi trionfi. 


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