Shoah, "Guerra, speranza e inchiostro": il libro verità di Felice Izzi di Catanzaro

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Felice Izzi

  12 gennaio 2026 09:51

di DOMENICO LANCIANO

L’Università delle Generazioni di Badolato è molto attenta a tutto ciò che riguarda la Storia e le attività inter-generazionali, in particolare si sofferma spesso sull’esistenza ed il valore dei diari di guerra e di prigionia militare, pure per mantenere costante l’attenzione e persino l’allarme sulla follìa della guerra, di tutte le guerre. Nei tempi attuali, attraversati da numerosi conflitti armati, più o meno gravi, che minacciano addirittura l’olocausto nucleare e quindi l’esistenza stessa dell’umanità, può tornare utile riflettere sulle atrocità delle ostilità tra Popoli, tra Stati, tra Potenze. Questa volta a farci riflettere sulla barbarie umana è un libro pubblicato recentemente in formato cartaceo dal prof. Felice Izzi di Catanzaro con l’emblematico titolo di "Guerra, speranza e inchiostro” dove per “inchiostro” s’intende la “memoria” scritta proprio a monito sulla necessaria evitabilità degli scontri armati e non soltanto come documentazione dell’immane sofferenza causata dalla più assurda e devastante delle violenze sociali.

Il meticoloso lavoro storico effettuato da Felice Izzi consiste essenzialmente nel riportare, commentare e contestualizzare (in ben 420 pagine, suddivise in 33 capitoli) il diario della prigionia in Germania di Gerardo Arturi di Sellia dal settembre 1943 all’agosto 1945. Il giovane Arturi ha pensato bene di scrivere queste sue annotazioni, pur tra le tante comprensibili difficoltà di un campo di concentramento tedesco, proprio come promemoria dell’immane tragedia della guerra per tutti indistintamente i popoli, per vincitori e vinti.

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A corredo della narrazione, il prof. Izzi ha voluto evidenziare molto opportunamente numerose foto di persone e di documenti dell’epoca, aggiungendo pure un riferimento ad altri due prigionieri di guerra, fratelli del protagonista di questa storia: Rosario deportato in Austria e Giuseppe internato in Montenegro. Così è pure possibile considerare che intere famiglie hanno pagato la tragicità della seconda guerra mondiale causata soprattutto dagli imperialismi in auge nella prima metà del ventesimo secolo. Imperialismi che purtroppo sono tornati ad essere protagonisti delle guerre attualmente in corso e del pericolo di aggravamento della situazione a livello persino globale e non soltanto più regionale.

Questo di Felice Izzi è un prezioso prodotto socio-culturale tutto “Made in Calabria”. Infatti, l’autore e l’editore (La Rondine) sono di Catanzaro, la tipografia di Reggio Calabria e la storia raccontata ha per protagonisti persone di Sellia e di Davoli, paesi della costa jonica catanzarese. Nel corso del 2025 tale pregevole ed accurata opera storico-letteraria è stata presentata con successo al Salone del Libro di Torino, alla manifestazione editoriale Gutenberg Calabria, nonché in parecchie scuole, tra cui l’lstituto Alberghiero di Soverato che lo ha inserito nel progetto “Io leggo perché”. Presentazioni speciali sono state molto opportunamente effettuate durante le due emblematiche ricorrenze della Giornata della Memoria della Shoah (27 gennaio) e della Festa della Liberazione dal nazi-fascismo (25 aprile). In seguito alla pubblicazione di questo libro, a Sellia Marina il nuovo plesso scolastico della scuola d’infanzia è stato intitolato proprio a Rosario Arturi, uno dei fratelli protagonisti della vicenda qui raccontata, pure perché costui è stato il primo laureato di tale comunità.

Altro principale merito della realizzazione del libro di Felice Izzi va pure alla professoressa Anna Arturi, figlia di Gerardo e nipote degli altri due internati Rosario e Giuseppe Arturi. La signora Anna ha riscoperto il manoscritto del padre e lo ha messo a disposizione perché fosse reso pubblico, garantendo la costante consulenza all’autore di questa drammatica storia. La prof.ssa Arturi ha così dichiarato, tra tanto altro: "Queste carte sono il sangue, il cuore, il dolore e la fame di chi le ha scritte; e questo libro onora la memoria dei miei cari, ma anche di tutti coloro che sono morti per un domani di pace".


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