Sinistra Italiana presenta “Sisters Outsiders”: dalle voce delle donne un’idea nuova di Calabria (VIDEO)

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images Sinistra Italiana presenta “Sisters Outsiders”: dalle voce delle donne un’idea nuova di Calabria (VIDEO)
Da sinistra: Pignataro, Panini, Treccozzi, Vingelli e Mongiardo

Alla biblioteca De Nobili di Catanzaro la presentazione del progetto tra video-interviste, dati e testimonianze sulla condizione delle donne in Calabria

  11 marzo 2026 19:57

di GUGLIELMO SCOPELLITI

La sala della biblioteca comunale De Nobili piena già prima delle cinque del pomeriggio. Un segnale chiaro: il progetto “Sisters Outsiders – dentro e fuori la Calabria”, promosso da Sinistra Italiana Catanzaro, intercetta un tema che qui continua a pesare. Il lavoro – una serie di video-interviste affiancate da analisi e dati sulla condizione socio-economica delle donne nella regione – prova a mettere insieme storie personali e numeri, biografie e politica.

A introdurre l’incontro la moderatrice Elisabetta Treccozzi, che ha ringraziato il Circolo “Giuditta Levato” e le istituzioni presenti, tra cui il vicesindaco Giusy Iemma e il il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco. Subito dopo la parola è passata alla segretaria cittadina di Sinistra Italiana, Fabiola Scozia, che ha spiegato il senso dell’iniziativa con un tono diretto, quasi confidenziale: “Abbiamo scelto consapevolmente di partire da qui, dalla Calabria, dalle esperienze delle donne che questa terra l’hanno vissuta e attraversata. Il femminismo non può ridursi a uno slogan, dev’essere uno sguardo sul mondo e un modo di fare politica”.

Scozia ha insistito su un punto che ritornerà più volte nel pomeriggio: autonomia e lavoro. “Parlare di diritti significa parlare di occupazione, di indipendenza economica. Donne libere quando possono scegliere”. Da qui l’idea di costruire il racconto partendo dalle storie: donne che vivono in Calabria, altre che se ne sono andate, tutte in qualche modo sospese tra un “dentro” e un “fuori” che dà il titolo al progetto.

Il segretario regionale Fernando Pignataro ha allargato lo sguardo alla dimensione politica. Secondo lui la Calabria vive una fase che richiede un cambio di paradigma: “Da troppo tempo assistiamo a liturgie che non producono effetti. Se questa regione vuole davvero cambiare serve una rivoluzione culturale, e il protagonismo delle donne può diventare decisivo”. Poi una frase che ha fatto da filo rosso alla serata: “Le donne devono imporre l’ordine del giorno della politica”.

Il lavoro presentato nasce da due anni di ricerca. Marina Mongiardo, tra le curatrici del progetto, ha spiegato che l’idea prende forma dall’incrocio tra due esigenze: valorizzare le esperienze delle donne calabresi e, allo stesso tempo, leggere con attenzione i dati sulle disuguaglianze. “Dalle fonti ufficiali emergono disparità forti – occupazione, istruzione, salute, violenza di genere – che in Calabria si intrecciano con una seconda frattura, quella territoriale”. Una doppia distanza, insomma: di genere e geografica. E il progetto prova a raccontarla attraverso dodici testimonianze, da attiviste e studiose fino a professioniste che lavorano dentro e fuori la regione.

Tra gli interventi più densi quello della sociologa Giovanna Vingelli, chiamata a riflettere sul nodo dell’istruzione. Un intervento che si è mosso tra esperienza personale e lettura politica della Calabria: “Io ho scoperto di essere calabrese proprio attraverso l’istruzione” – ha raccontato – “quando non potevo permettermi di iscrivermi all’università, l’Università della Calabria è stata la mia ancora di salvezza”. Da lì il racconto ha preso una piega più personale, quasi un ritorno alle origini. Vingelli ha ricordato il percorso che l’ha portata a fare ricerca, a vedere il mondo e poi a tornare. “Entrare oggi in aula per me è sempre un’emozione. Riconosco nel mio ruolo quello che è stato il ruolo delle mie maestre all’università. A loro devo moltissimo: mi hanno fatto intravedere strade possibili e mi hanno consegnato il dono più grande, la libertà di pensare”.

Poi il discorso si è allargato al senso stesso del progetto presentato. Il titolo, ha spiegato, non è affatto semplice da tradurre: “Sisters Outsiders è quasi intraducibile. Non indica soltanto un dentro e un fuori. Essere outsider significa stare ai margini, muoversi tra i margini, abitarli”. Un’immagine che per Vingelli coincide anche con la propria esperienza: “Se devo dire cosa significa oggi essere calabrese, lo faccio proprio da questa posizione. Io continuo a vedermi dai margini. Perché sono donna, perché sono calabrese, perché vivo dentro e fuori le istituzioni”. Da qui anche una riflessione più aspra: “Essere una femminista dentro un’istituzione che è intrinsecamente patriarcale è complicato, a volte perfino straziante” – ha osservato – “ti respinge continuamente, spesso sotto la copertura di una parità formale: tutte le voci sono ascoltate, purché non siano troppo radicali”.

Eppure, ha aggiunto quasi a voler ribaltare la prospettiva, proprio quella posizione di confine può diventare una leva politica: “Io mi considero privilegiata, questo lo so bene. Ma di questo privilegio faccio scudo e forza quando serve. Perché stare ai margini non significa stare fuori: significa assumersi la responsabilità di provare a cambiare le cose”.

A chiudere l’incontro Enrico Panini, della segreteria nazionale di Sinistra Italiana, che ha provato a tirare le fila della discussione con una proposta politica. “La Calabria va ripensata con gli occhi delle donne. Sono loro che pagano la fuga dei giovani laureati, la crisi della sanità, la precarietà del lavoro”. Da Catanzaro, ha aggiunto, potrebbe partire una vertenza regionale: “Un progetto strategico che rimetta questa terra dentro il Mezzogiorno e dentro l’Europa”.

Il materiale raccolto – video e documento di analisi – verrà pubblicato online nei prossimi giorni. Vedremo se questa rete di storie e dati riuscirà davvero a entrare nel dibattito politico regionale o resterà confinata a un esperimento culturale. Per ora una cosa appare evidente: attorno al tema si muove un’energia che, se trovasse spazio nella politica calabrese, potrebbe aprire scenari inattesi.


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