




di IACOPO PARISI
Dalle storie raccontate sullo schermo a quelle che ancora aspettano di essere scoperte, soprattutto nei territori troppo spesso lontani dai principali circuiti culturali. Matteo Paolillo ha portato a Catanzaro il suo sguardo sul cinema e sulle opportunità per le nuove generazioni, protagonista dell'ultima serata di SMEET – Meeting del cinema nel Sud Mediterraneo. Domenica 25 ottobre, al Complesso Monumentale del San Giovanni, l'attore di Mare Fuori ha incontrato il pubblico per un confronto che ha attraversato il valore delle radici, l'importanza di dare voce ai giovani talenti e il rapporto tra cinema e nuovi linguaggi espressivi. A concludere la serata, la proiezione de Il postino, il film di Michael Radford con Massimo Troisi.
Un'opera scelta personalmente dall'attore, che ha raccontato il proprio legame con il cinema di Troisi e il significato che continua ad attribuire a una storia capace di parlare attraverso la semplicità delle emozioni. "Ho scelto Il postino perché è un film che amo, amo Troisi follemente, però mi sembrava anche il film giusto da vedere in questo momento per i temi che tratta, per come spiega la poesia", ha raccontato Paolillo, soffermandosi sulla figura del poeta come interprete di sentimenti e pensieri che appartengono a tutti, ma ai quali non sempre siamo capaci di dare voce. "Il poeta è quello che riesce a dirci delle cose che anche noi pensiamo, ma per le quali non troviamo le parole. Ci aiuta a raggiungere delle consapevolezze".
Una riflessione che si è allargata anche al rapporto tra la poesia e i linguaggi delle nuove generazioni, trovando un punto di incontro nella musica, altra dimensione artistica particolarmente vicina a Paolillo. Se un tempo erano soprattutto i versi dei poeti a dare forma a sentimenti e pensieri nei quali le persone potevano riconoscersi, oggi quello stesso bisogno di trovare le parole per raccontare sé stessi e il mondo può esprimersi anche attraverso il rap. Un linguaggio nel quale molti giovani ritrovano le proprie esperienze, inquietudini e aspirazioni, riconoscendosi nelle storie raccontate dagli artisti. Un parallelismo suggerito dallo stesso Paolillo: "Oggi la poesia è banalizzata, c'è molta poca attenzione nel mondo e per la poesia c'è bisogno di attenzione, di ascolto. Magari la poesia contemporanea può essere considerata il rap, in un certo senso". Due forme espressive differenti, dunque, ma accomunate dalla capacità di dare voce a emozioni e pensieri che spesso, da soli, non sapremmo tradurre in parole.
Il confronto si è poi allargato al valore di iniziative come SMEET, capaci di offrire spazi di espressione e opportunità ai giovani che desiderano intraprendere un percorso artistico. Originario di Salerno, Paolillo ha sottolineato la necessità di investire maggiormente nei territori del Sud, spesso lontani dai principali circuiti produttivi e culturali. "È giusto valorizzare anche i nostri territori, che spesso vengono dimenticati, abbandonati, ma in realtà sono pieni di talenti, pieni di idee, pieni di storie da raccontare", ha dichiarato. Da qui l'importanza di sostenere chi, pur avendo capacità e aspirazioni, incontra maggiori difficoltà nel trovare occasioni per esprimersi e costruire il proprio futuro professionale.
La presenza di Paolillo ha accompagnato l'atto conclusivo di una manifestazione che, nel corso delle tre giornate, ha affiancato agli incontri serali un percorso di formazione dedicato a dodici giovani autori, selezionati tra trecento candidature provenienti da tutta Italia. Un lavoro sviluppato attraverso il confronto con sceneggiatori e professionisti dell'industria cinematografica, culminato nell'appuntamento conclusivo dedicato alla presentazione dei progetti a quindici società di produzione italiane. Un'occasione per mettere in relazione nuovi talenti e realtà produttive, provando a costruire opportunità che possano andare oltre i giorni del festival.
A tracciare un bilancio della prima edizione è stato anche il sindaco Nicola Fiorita, che ha evidenziato soprattutto la capacità della manifestazione di invertire, almeno per qualche giorno, una dinamica che spesso costringe i giovani a cercare altrove occasioni di formazione e confronto. "In genere si è dovuti sempre andare fuori per cercare stimoli, soprattutto in questo settore. Invece, per una volta, Catanzaro diventa capitale del cinema", ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando il valore di aver riunito nel capoluogo calabrese registi, autori e produttori provenienti da diverse realtà italiane.
"SMEET è una bella idea che si è trasformata in un grandissimo successo", ha aggiunto Fiorita, rimarcando come la città, pur non appartenendo tradizionalmente ai principali circuiti del cinema e dello spettacolo, sia riuscita a diventare un luogo di confronto e scambio professionale. "In questi giorni siamo diventati un punto di incontro per registi, autori e produttori di tutta Italia, che qui hanno potuto scambiarsi idee, ragionare sulla formazione, ma anche su possibili progettualità future". Un risultato che, secondo il sindaco, conferma il valore di una proposta culturale ambiziosa, capace di coinvolgere tanto gli operatori del settore quanto la città.
Con l'incontro con Matteo Paolillo e la proiezione de Il postino si chiude così la prima edizione di SMEET. Tre giornate nelle quali Catanzaro ha ospitato esperienze, linguaggi e generazioni differenti, mettendo in relazione il mondo della formazione con quello della produzione cinematografica. Resta soprattutto la prospettiva di dare continuità ai contatti e alle opportunità nate durante il festival, affinché l'incontro tra giovani autori e professionisti non rimanga confinato a questi tre giorni, con lo sguardo già rivolto a una possibile nuova edizione.
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