
"Apprendiamo con soddisfazione che il presidente del Tar Calabria ha accolto la richiesta cautelare per la sospensione della caccia al Colombaccio per la giornata del 2 settembre, presentata nel ricorso dall’associazione Earth ODV alla quale vanno tutta la nostra stima e sostegno.
Ma ci chiediamo, si doveva per forza arrivare a un ricorso formale al TAR? In una Regione civile e attenta alla Natura e ai suoi delicati equilibri, gli stessi cacciatori e tutti quelli che li rappresentano avrebbero dovuto decidere, proprio in virtù dei mesi contrassegnai da siccità e moltissimi incendi, di sospendere le attività venatorie senza polemiche.
Non sono proprio i cacciatori ad attestare in ogni comunicato e commento sui social di essere amanti della natura e di fare di tutto per proteggerla? Beh, quale migliore occasione sarebbe stata quella di decidere di non incidere e stressare gli ecosistemi calabresi ulteriormente con le loro armi e con i loro pallini, che ricordiamo ricadono in terra perché sono fatti di piombo che è un metallo fortemente tossico e inquinante per le falde acquifere? E invece no, dai portali delle associazioni venatorie si apprende che annunciano “battaglie”, per intervenire nel ricorso del Tar per “difendere” le restanti giornate di preapertura al Colombaccio: 5, 6, 10, 12 e 13 settembre, il tutto infarcito da toni sottilmente minacciosi…Richiamando una “legittimità” (…) dell’approvazione del calendario venatorio calabrese, tuttavia ricordiamo a loro e a chi di dovere due importantissimi tasselli: 1) secondo il Piano Regionale Antincendi Boschivi (AIB), solo un numero limitato di enti locali (67 su 404) dispone di un catasto incendi regolarmente aggiornato; 2) il piano faunistico calabrese risale al 2003…Quindi su quali basi è stata elaborata la relazione ufficiale approvata dalla Regione per autorizzare la stagione di caccia 2026, addirittura con le preaperture, se mancano, integralmente, i dati reali riguardanti i danni degli incendi e ci si riferisce a un piano faunistico non aggiornato da 23 anni? E’ mai possibile che i 30.000 cacciatori stimati in Calabria sembrino vivere in un’altra dimensione, dove l’unica cosa improrogabile e da non mettere assolutamente in discussione sia la possibilità di uscire in natura e sparare ad essere viventi indifesi la cui sopravvivenza è già stata messa alla prova dalla siccità e dai continui e mai terminati incendi? Quale grado di umanità e empatia contraddistingue questa categoria? Sarebbe il caso di indagarlo nelle sedi opportune.
Ma soprattutto perché permettiamo noi tutti con la nostra indifferenza e disinteresse, che questa esigua categoria tenga sotto scacco con violenza e arroganza la nostra politica e la nostra democrazia per uno straccio di voti e ricatti elettorali? Attenti ai politici calabresi…gli elettori mirano verso amministratori attenti al benessere della natura e degli animali, le nuove tendenze ci dicono questo. Rimaniamo in attesa vigile, le firme per chiedere l’annullamento dalla stagione di caccia 2026 in Calabria hanno superato i 10.000 sostenitori in pochi giorni e la raccolta invece per avere i due referendum di iniziativa popolare contro la caccia, firmabili con spid o carta di identità elettronica al www.noddlcaccia.it, proseguono. Noi siamo sempre più convinti che basterebbe un atto di coraggio e coscienza del Presidente Occhiuto per dare un segnale forte e coerente alle sue precedenti affermazioni in merito al rispetto e alla dignità degli animali da compagnia…"
Lo scrive in una nota l'OPAT OsservatorioPermanenteAmbienteeTerritorio
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