Spadanuda: “Cene estive e la ‘Fiera della vanità’ di Thackeray“

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  05 settembre 2026 07:27

di GIANCARLO SPADANUDA 

Soprattutto in estate  è piacevole riunirsi, anche in tanti, all’aria aperta, per “cenare insieme”: l’iniziativa, lodevole(pur con non poche perplessità di ordine sociale-economico,visto il costo... ) è fondamentalmente rivolta alla conoscenza dell’altro.

E’ anche vero, che durante le “cene”, oltre a discorsi “eccelsi”, può succedere di tutto specie se imperano ipocrisia e cattiveria:rivolgere falsi complimenti, lodare il cibo, l’abbigliamento o i successi di qualcuno per poi criticare la stessa persona non appena si allontana, parlare di nulla evitando gli argomenti “seri”, ostentare le proprie capacità culturali, economiche, lavorative o sentimentali, mostrarsi calorosi ed entusiasti di qualcuno che in realtà si tollera a malapena,e così via.

Chi ha descritto mirabilmente alcune delle realtà suddette,è lo scrittore inglese WILLIAM THACKERAY,maestro dell’ironia, nell’opera ,di gran successo, dal titolo “LA FIERA DELLA VANITA’- “un romanzo senza eroe” come recita il sottotitolo,pubblicato nel 1848.

Il tema dominante è l’ipocrisia   della società borghese (la stessa dei tanti invitati di cui sub? ), congiunta alla sua stupidità. L’ipocrisia racchiude in se una serie di comportamenti in cui l’ipocrita tenta, inutilmente,di fornire una propria immagine non veritiera del sé,mostrando valori, credenze, o virtù che non si possiedono;proprio così: "vizi privati e pubbliche virtù” come in un famoso film.

Thackeray descrive le sue marionette in modo superbo.

“Attraverso i panni laceri si mostrano meglio i piccoli vizi,mentre i robòni (abiti sfarzosi,nota personale) e le pellicce tutti li nascondono grandi e piccoli” (Shakespeare-Re Lear).