
di GIANCARLO SPADANUDA
Caratteristica del sentimento umano è la sua ambivalenza:bene-male,piacere-dolore,luce del giorno-buio della notte (dell’animo),e soprattutto amore-morte;a volte si fa fatica a riconoscerli,anzi se ne rifiuta addirittura l’esistenza. In particolare il sentimento materno è ambivalente,più di quello dell’uomo perché nella donna alberga la doppia soggettività: “io donna” e “io donna depositaria della specie”,perchè ho il potere di vita e di morte verso il figlio;il conflitto fra le due soggettività è naturalmente alla base dell’amore materno,ma anche dell’odio materno,perchè “ogni figlio vive e si nutre del sacrificio della madre:del suo tempo,del suo corpo,del suo spazio,del suo sonno,delle sue relazioni,del suo lavoro”(BROWN-LA VITA CONTRO LA MORTE).
Quando succede la tragedia di infanticidio,si parla di raptus,ma il raptus non esiste,è una favola-psicologica;è una comoda invenzione per tranquillizzare ognuno di noi e tacitare il timore di essere anche noi dei potenziali omicidi. Esiste però la depressione.
Ai giorni d’oggi va analizzata la condizione familiare ed in particolare la privacy che,pur essendo simbolo di libertà,confina la famiglia in un nucleo chiuso,senza comunicazioni con la società; la famiglia è diventata asociale,terribilmente isolata. In mancanza di colloquio con le istituzioni,con chi confidarsi, e quando le aspettative della madre verso il figlio sono deboli o prevalgono indigenze familiari,o paura di non farcela verso un mondo sempre più crudele, o superano il debole filo amore-morte,è facile cadere nel buio.
Subito dopo la mia laurea andai ad insegnare all’Universidade Federal do Rio do Janeiro:lì conobbi due colleghi svizzeri i quali ogni estate si ricavano presso una tribù in Amazzonia,utilizzando-per pochi cruzeiros- uno sgangherato aereo militare;mi accodai a loro:gli indios avevano tutto in comune,cioè socializzavano :dai figli alla caccia:ma quale privacy!erano felici e come!Quella “socialità”-aveva il potere di calmare i conflitti,di aiutarsi gli uni cogli altri,di dare consigli,son certo che nessuna di quelle madri avrà mai avuto la lontana idea di uccidere il proprio figlio.
Qualche generazione fa ,le nostre nonne erano capaci di accudire anche i figli degli altri,spostandosi da una “ruga” all’altra. Cosa impensabile ai giorni d’oggi.
L’isolamento potenzia i contatti della donna verso i figli:quando quei contatti diventano ingestibili,a volte può succedere quanto Euripide fa dire al coro:”Medea :uccidere le tue creature:ne avrai il coraggio?” E Medea risponde: “E’ il modo più sicuro per spezzare il cuore di mio marito”. Come detto, questa è la natura del sentimento materno ,che ,piaccia o non piaccia,come tale va riconosciuta e accettata.
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