Ss 106 Catanzaro-Reggio, Fit Cisl: "Quattro corsie fino allo Stretto"

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Colosimo e Sbarra: «Il dibattito pubblico sia una prova di maturità. Risorse certe, tracciato condiviso e cantieri capaci di partire anche dal Sud»

  21 settembre 2026 15:53

La FIT CISL Calabria, congiuntamente alla UST CISL di Reggio Calabria, interviene nel dibattito pubblico sul completamento della nuova Strada Statale 106 tra Catanzaro e Reggio Calabria, dopo la presentazione delle alternative progettuali sottoposte al confronto territoriale. Le soluzioni in discussione presentano caratteristiche differenti anche sotto il profilo della sezione stradale, comprendendo ipotesi nelle quali parte del nuovo itinerario sarebbe realizzata con una sola corsia per senso di marcia.

«La prima questione, per noi, deve essere posta con assoluta chiarezza - dichiarano il Segretario Generale Regionale della FIT CISL Calabria, Sergio Colosimo, e la Segretaria Generale della UST CISL di Reggio Calabria, Nausica Sbarra - una nuova SS106 destinata a rappresentare per i prossimi decenni la principale dorsale stradale della Calabria jonica non può nascere già con standard differenti lungo il proprio percorso. Riteniamo necessario escludere le soluzioni che prevedano tratti strutturalmente limitati a una corsia per senso di marcia e assumere come obiettivo un’infrastruttura omogenea, a doppia carreggiata e due corsie per senso di marcia fino a Reggio Calabria».

La scelta non riguarda soltanto i tempi di percorrenza, ma la qualità complessiva dell’infrastruttura, la sicurezza dell’utenza, la capacità di assorbire la crescita futura della domanda e la continuità delle prestazioni lungo l’intera dorsale. Proprio perché l’alternativa progettuale non è ancora definita, FIT CISL Calabria e UST CISL Reggio Calabria ritengono opportuno che il confronto valuti, ove tecnicamente possibile, anche soluzioni ulteriori rispetto alla sola contrapposizione tra tracciati pedemontani e costieri, ricercando il miglior equilibrio tra sicurezza, qualità del servizio, tempi di percorrenza, sostenibilità dell’opera e impatto sui territori attraversati.

Le organizzazioni attribuiscono, allo stesso tempo, grande importanza al metodo del confronto avviato. «Ora serve una prova di maturità da parte di tutti - proseguono Colosimo e Sbarra - Comuni, Regione, rappresentanze istituzionali, categorie economiche e sociali devono utilizzare questa fase per costruire una posizione capace di guardare all’interesse generale della Calabria. Il confronto territoriale è indispensabile, ma non può trasformarsi in una sommatoria di veti o nella competizione tra singoli territori. Abbiamo già conosciuto, nel dibattito sulle grandi infrastrutture ferroviarie, quanto divisioni e contrapposizioni possano indebolire la capacità della regione di sostenere una strategia unitaria. Sulla SS106 dobbiamo evitare di ripetere quella dinamica».

Il secondo grande nodo è quello delle risorse. Per FIT CISL Calabria e UST CISL Reggio Calabria questo elemento non può essere considerato secondario o rinviato alla fase successiva. «Chiediamo a Governo e Regione Calabria di lavorare da subito e con la massima intensità affinché venga costruito un quadro finanziario pluriennale capace di garantire la copertura dell’intero intervento, e non soltanto dei primi lotti. La progettazione deve procedere insieme alla programmazione delle risorse. Solo così sarà possibile definire un cronoprogramma credibile e sottrarre un’opera strategica per la Calabria alla logica dell’incertezza finanziaria e delle realizzazioni per segmenti scollegati».

Le due organizzazioni propongono infine di affrontare un tema che riguarda più in generale il modo nel quale vengono programmate e realizzate le grandi infrastrutture nel Mezzogiorno.

«Dobbiamo avere il coraggio di superare la consuetudine secondo cui le grandi opere vengono cantierizzate esclusivamente procedendo da Nord verso Sud - sottolineano Colosimo e Sbarra - per territori come Reggio Calabria questo schema ha troppo spesso significato trovarsi alla fine della programmazione, con il rischio che risorse, tempi o priorità cambino prima che i cantieri arrivino alla parte terminale dell’opera».

Occorre quindi valutare, già nella pianificazione dei lotti e delle coperture finanziarie, un modello di cantierizzazione contemporanea da Nord e da Sud, o comunque la possibilità di avviare autonomamente alcuni lotti strategici a partire dall’area reggina. Una scelta che consentirebbe di distribuire nel tempo i benefici dell’investimento, ridurre il rischio che l’estremo Sud rimanga l’ultimo segmento da finanziare e accelerare la connessione della nuova SS106 con il sistema metropolitano di Reggio Calabria, l’A2 e l’Area dello Stretto.

«La nuova SS106 - concludono Colosimo e Sbarra - non deve essere considerata semplicemente come il completamento progressivo di una strada esistente. È una delle infrastrutture sulle quali si gioca la possibilità della fascia jonica di recuperare accessibilità, sicurezza e competitività e della Calabria di costruire, insieme al Ponte sullo Stretto, all’Alta Velocità e alle altre grandi opere, un sistema di mobilità realmente unitario».

«Per questo chiediamo una scelta all’altezza dell’ambizione dichiarata: quattro corsie fino a Reggio Calabria, apertura alla valutazione della migliore alternativa di tracciato, risorse per completare l’intera opera, responsabilità nel confronto e cantieri capaci di partire anche dal Sud. Il territorio non ha bisogno di un’altra infrastruttura da completare un giorno: ha bisogno di sapere quale opera si farà, con quali risorse e secondo quali tempi».