Stop ai finti artigiani, Confartigianato Imprese Calabria: “Finalmente si riconosce il lavoro quotidiano di migliaia di lavoratori”
01 aprile 2026 13:48
Non sarà più sufficiente richiamarsi all’“artigianale” per vendere un prodotto o raccontare un’impresa. Dal 7 aprile cambia davvero il quadro: i termini “artigianato” e “artigianale” potranno essere utilizzati esclusivamente dalle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane. Una stretta attesa da anni, che segna uno spartiacque netto tra chi è artigiano e chi semplicemente si è finora raccontato come tale.
Una svolta che porta la firma di Confartigianato, che da tempo denunciava l’uso distorto di una parola diventata troppo spesso leva commerciale, svuotata del suo significato originario.
«È una conquista importante – sottolinea il presidente di Confartigianato Imprese Calabria, Salvatore Ascioti – perché ristabilisce verità e trasparenza in un mercato in cui troppo spesso il termine artigianale è stato utilizzato in modo improprio. Da oggi si tutela chi lavora davvero e si dà un segnale chiaro ai consumatori».
Per anni, infatti, il confine è stato labile. Aziende non iscritte all’Albo, produzioni industriali mascherate da artigianali, comunicazioni ambigue: un sistema che ha finito per penalizzare proprio le imprese che rispettano le regole, investono in qualità e tengono viva una tradizione produttiva fatta di competenze, manualità e legame con il territorio.
La nuova norma interviene con decisione, anche sul piano sanzionatorio. Chi utilizzerà impropriamente i termini “artigianato” o “artigianale” rischia multe fino all’1% del fatturato, con una soglia minima di 25 mila euro per ogni violazione. Un impianto pensato per essere realmente deterrente.
In Calabria, dove l’artigianato rappresenta una parte fondamentale del tessuto economico e sociale, la portata del provvedimento è ancora più evidente. Dalle produzioni agroalimentari alla manifattura, dall’edilizia ai mestieri tradizionali, il sistema artigiano è uno dei pilastri su cui si regge l’identità produttiva del territorio.
«Per le imprese calabresi – evidenzia Confartigianato Calabria – questa è una norma che segna un punto di svolta. Significa riconoscere il valore del lavoro quotidiano di migliaia di artigiani, che operano nel rispetto delle regole e che troppo spesso si sono trovati a competere con chi utilizzava impropriamente quella stessa definizione».
Non è solo una questione di correttezza formale, ma di equità economica e di credibilità del sistema. Perché dietro la parola “artigiano” c’è un modello produttivo preciso, fatto di responsabilità diretta, qualità del lavoro, cura del dettaglio.
«Difendere il termine artigianato – conclude Ascioti – significa difendere un patrimonio economico e culturale. Non è solo una categoria produttiva, ma un pezzo della nostra identità. E proprio per questo deve essere protetto».
La norma interviene anche sul piano della comunicazione: insegne, marchi, pubblicità e ogni forma di promozione dovranno essere coerenti con la reale qualificazione dell’impresa. Non sarà più possibile utilizzare l’aggettivo “artigianale” come semplice elemento attrattivo.
In un mercato sempre più competitivo, in cui il valore percepito è determinante, la chiarezza diventa un fattore decisivo. E lo diventa ancora di più in territori come la Calabria, dove l’artigianato è spesso sinonimo di qualità, autenticità e radicamento.
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