
"La strage del 1° giugno 2026 ad Amendolara (CS) non può essere derubricata a semplice fatto di cronaca nera dovuto alla ferocia di due caporali assassini. La mortedei quattro braccianti arsi vivi nel loro caravan è un crimine di sistema. Gli esecutori materiali hanno appiccato il fuoco, ma la tragedia è stata alimentata dal racket del lavoro agricolo, che intreccia la criminalità del luogo con la necessità di comprimere sempre di più il costo del lavoro per favorire le GDO (grandidistribuzioni organizzate)!". Così in una nota il Criminologo Dott. Vitaliano Fiorentino (Mov. Nuova Genesi).
"Il massacro del cosentino, è l’effetto distruttivo di una catena del valore asimmetrico, in cui la distribuzione del margine di profitto è assolutamente sbilanciata in testa.La Criminologia Economica ci insegna che la violenza si può esprimere anche senza armi, ma attraverso ciniche regole di mercato:
a) La pressione della GDO : le grandi catene impongono prezzi di acquisto al ribasso ai produttori agricoli. Per mantenere quindi qualche margine di profitto, le Aziende sono costrette ad abbattere i costi di produzione. Tutto ciò crea un terreno fertile per lo sfruttamento dei lavoratori e addirittura favorisce la tratta degli essere umani.
b) Lo scaricamento dei costi: l’anello debole della catena, cioè il lavoratore, finisce per subire questa pressione: mancato pagamento del salario, condizioni di vita disumane, ricatti, assenza totale di qualsiasi tutela.
c) Esternalizzazione del Crimine: E’ in questo punto esatto che si verifica la frattura. Il sistema economico legale, delega la gestione del lavoro al caporalato. Il caporale non è un elemento estraneo al mercato, ma il suo fornitore di servizi più efficiente e spietato!
Entra in gioco qui, la “signoria territoriale” esercitata dalle organizzazioni criminali sulla manodopera, che trasforma i lavoratori in “fantasmi”, privi di qualsiasi diritto.
E’ dunque questa la vasta “zona grigia”, dovel’economia legale si interseca con quella illegale. Molte aziende agricole fingono di non sapere come i caporali riescano a garantire squadre di lavoratori con costi di molto inferiori ai minimi contrattuali. Questa “ignoranza strategica” protegge legalmente gli imprenditori perché li rende deresponsabilizzati rispetto alle condizioni di totale illegalità, ma li rende moralmente complici! Il sistema economico riduce l’essere umano a pura merce.
I lavoratori di Amendolara sono stati arsi vivi per essersi ribellati alle condizioni di vita disumane dell’alloggio esi sono azzardati a contestare il mancato riconoscimento di un giusto salario. In definitiva hanno osato ostacolare il sacro ingranaggio del profitto. La risposta del sistema criminale è stata fulminea, feroce ed implacabile,applicando la sanzione più grave: la morte! Giusto per ripristinare immediatamente e con forza, i livelli di ……illegalità.
Se la Giustizia si limiterà a colpire i “bracci armati” del caporalato, -come i due fermati per la strage-, senzaasportare la radice, è come potare una pianta velenosa:l’aspetto muta, ma la natura letale rimane intatta.
Il plurimo assassinio di Amendolara dimostra che la vera scena del crimine include i bilanci delle multinazionali del cibo e le politiche dei prezzi. Se il prezzo di un prodotto al supermercato è inferiore al costo di produzione, indica quasi sempre che la differenza è stata pagata da altri…..spesso attraverso lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani.
Arrestare gli spietati killer della strage è certamente un atto di giustizia, necessario, ma è parziale. Lascia intatta l’architettura criminogena che ha armato le loro mani. Per spezzare questo circuito di sangue e di sfruttamento, secondo il mio modesto avviso, si impone un cambio di paradigma radicale: è necessario estendere la responsabilità penale a tutta la filiera, sradicando il ricatto giuridico che rende i braccianti invisibili e vulnerabili. Sino a quando il mercato considererà la vita umana un costo da tagliare, il rogo di Amendolara non resterà una caso isolato, ma la logica conseguenza, fredda, spietata di un sistema economico deviante".
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