Tempesta sulla scuola, il Pd di Catanzaro si mobilita contro il rischio di "fascistazione": la nota di Carla Rotundo

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Tempesta sulla scuola, il Pd di Catanzaro si mobilita contro il rischio di "fascistazione": la nota di Carla Rotundo


  22 settembre 2026 13:59

Tempesta sul mondo della Scuola. Il Pd provinciale di Catanzaro si mobilita. Il modello Valditara non piace perché, con la sponda di Vannacci, starebbe per iniziare una crociata contro i bambini migranti nelle classi. Sulla delicata materia il Pd provinciale si mobilita. Lo preannuncia Carla Rotundo, esponente del Partito, in una nota e scrive anche di rischio di una “fascistazione”.

di Carla Rotundo

“Tre giorni fa scrivevo che la scuola di Valditara sta smettendo di essere democratica. Ieri la cronaca mi ha dato ragione, in modo brutale.

Su input di Giorgia Meloni, con la sponda di Vannacci, è ripartita la crociata contro i bambini migranti nelle classi. Troppe presenze straniere, dicono. Bisogna mettere un tetto, difendere la lingua, difendere gli italiani.

Facciamo chiarezza. Esiste già una norma, la circolare Gelmini del 2010, che prevede un tetto del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe. Ma chi sono gli "stranieri"? Sono bambini nati a Terracina, a Latina, a Milano, perfino a Catanzaro, che parlano dialetto pontino o lombardo, che tifano per la stessa squadra dei compagni, ma che non hanno ancora la cittadinanza italiana perché questo Paese si rifiuta di approvare lo ius scholae. Chiamarli stranieri è una falsificazione burocratica, non una realtà umana. Sono indigeni delle nostre città.

Ora la destra vuole alzare l'asticella dell'allarme. Non è più questione di cittadinanza, è questione di identità. E l'analogia che circola in questi ambienti è rivoltante: come per i portatori di handicap si prevede un numero massimo per classe per garantire l'inclusione, così si dovrebbe fare per gli stranieri. Paragonare un bambino che viene dal Bangladesh o dal Marocco a un bambino con disabilità, come se la provenienza fosse un deficit da gestire, come se essere stranieri fosse una patologia.

Siamo all'assurdo. Ed è un assurdo che rivela un progetto.

Prima la legge bavaglio sull'affettività, che vieta di parlare di sessualità alle primarie e impone il permesso scritto alle secondarie. Poi il merito come selezione, il voto in condotta come clava, il 4+2 come avviamento al lavoro precoce. Ora la conta etnica nelle classi.

È la stessa idea: una scuola-fortezza, non una scuola-piazza. Una scuola che conta, divide, classifica, omologa. Una scuola che non rimuove gli ostacoli come dice la Costituzione, ma li crea.

E infatti arrivano insieme, nello stesso pacchetto ideologico, la polemica sul burqa, sul velo, sulla testa coperta, sulle divise uguali per tutti. Il modello è chiaro: i nostri ragazzi chiamati balilla, tutti vestiti allo stesso modo, tutti pensanti allo stesso modo.

Noi non ci stiamo. Una classe con tanti bambini di origine diversa non è una classe degradata, è una classe più ricca. Il problema non è quanti bambini stranieri ci sono, ma quanti mediatori, quanti insegnanti di italiano L2, quante ore di tempo pieno togliamo a quelle classi.

La destra fascistizza la scuola perché sa che la scuola è l'ultimo argine democratico. Se controlli come i bambini si parlano, come si amano, come si mescolano, controlli il futuro del Paese.

Noi rivendichiamo l'opposto: più inclusione, non meno. Ius scholae, organici potenziati, formazione, tempo pieno ovunque. Perché una scuola che ha paura dei suoi bambini non è più una scuola.

Il Partito Democratico non può e non deve arrendersi a questa logica.

Carla Rotundo(Partito Democratico)”