Teresa Mengani: “Dalla fragilità all’autonomia: l’esperienza de Il Rosa e l’Azzurro”

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  08 febbraio 2026 09:35

di TERESA MENGANI

Ci sono luoghi che non fanno rumore.
Non hanno insegne luminose, non cercano visibilità, non chiedono applausi. Eppure tengono in piedi vite intere. “Il Rosa e l’Azzurro” è uno di questi luoghi.
Una comunità protetta, una delle tante realtà della Fondazione “Città Solidale”, dove ogni giorno vengono accolte donne e minori in difficoltà, portatori di storie che pesano più di qualunque valigia.

Qui arrivano donne stanche, ferite, vinte dalla vita. Donne che hanno conosciuto la violenza, la povertà, l’abbandono, il silenzio imposto. Arrivano con bagagli invisibili ma enormi, fatti di paura, vergogna, senso di colpa, perdita di fiducia. Arrivano spesso senza sapere se riusciranno mai a rimettere insieme i pezzi della propria anima.
E arrivano anche i bambini.

Bambini che hanno visto troppo, capito troppo presto, imparato a difendersi invece che a giocare. Bambini che avrebbero diritto solo alla leggerezza e che invece portano sulle spalle un peso che non dovrebbe appartenergli.
Dentro Il Rosa e l’Azzurro il dolore non viene negato né addolcito. Viene ascoltato.

Qui il tempo non corre: rallenta, accompagna, aspetta. Perché ricostruirsi non è un percorso lineare. È fatto di passi avanti e ricadute, di rabbia e silenzi, di porte chiuse e lentamente riaperte.
Gli operatori non promettono miracoli. Offrono presenza.

Stanno accanto, sostengono, indicano strade possibili. Restano quando la fiducia manca, quando la paura prende il sopravvento, quando sembra più facile tornare indietro che andare avanti. Con competenza e umanità, cercano di indirizzare le ospiti verso percorsi di autonomia, aiutandole a riscoprire capacità, dignità, diritto di scelta.
La speranza, qui, non è una parola astratta.

È concreta, fragile, quotidiana.
È una donna che ricomincia a guardarsi senza odio.
È una madre che ritrova la forza di proteggere.
È un bambino che finalmente dorme sereno.
È un futuro che non cancella il passato, ma non ne resta prigioniero.

Tutto questo accade in una terra complessa e spesso dimenticata come la Calabria. Un territorio segnato da povertà, carenza di servizi, opportunità negate. Una terra raccontata troppo spesso solo attraverso ciò che non funziona. E invece, proprio qui, esistono presìdi di resistenza e umanità come Il Rosa e l’Azzurro e la Fondazione Città Solidale: luoghi che ogni giorno scelgono di non arrendersi, di prendersi cura, di credere nella possibilità del cambiamento.

Queste comunità non salvano il mondo.
Ma salvano possibilità.
E in un contesto difficile come quello calabrese, questo è già un atto potente, coraggioso, profondamente necessario.
Perché finché esistono luoghi così, nessuna storia è davvero finita.


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