Terremoti in Calabria, il viaggio nell’Arco Calabro-Peloritano a cura del Geologo Pileggi

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images Terremoti in Calabria, il viaggio nell’Arco Calabro-Peloritano a cura del Geologo Pileggi


  05 giugno 2026 16:37

di MARIO PILEGGI*

La Calabria non è soltanto mare, montagne, borghi storici e biodiversità. Sotto questo territorio si cela uno dei sistemi geodinamici più complessi e affascinanti del pianeta: l’Arco Calabro-Peloritano, un autentico laboratorio naturale dove è possibile osservare, quasi in tempo reale, i processi profondi che modellano la Terra. 

L’attualità scientifica lo conferma ancora una volta. Il forte terremoto di magnitudo 6,2 registrato nella notte del 2 giugno 2026 nel Mar Tirreno, al largo della costa calabrese, con ipocentro a circa 245 chilometri di profondità, non rappresenta un evento isolato o anomalo. Al contrario, costituisce una manifestazione diretta dei meccanismi geodinamici che da milioni di anni caratterizzano il settore calabro del Mediterraneo centrale.

Le analisi diffuse dal Laboratorio di Sismologia dell’Università della Calabria hanno evidenziato come il sisma sia avvenuto all’interno della litosfera ionica che continua a sprofondare sotto l’Arco Calabro, in una delle zone più attive e studiate della geodinamica europea.

Una placca che sprofonda sotto la Calabria

Il cuore della particolarità geologica della Calabria è rappresentato da un processo chiamato subduzione. In questa regione una porzione della litosfera ionica, antica, fredda e particolarmente densa, sta lentamente sprofondando verso il mantello terrestre. Si tratta di una struttura relativamente stretta, larga circa 200 chilometri, ma estremamente profonda, che può essere seguita fino a oltre 500 chilometri di profondità.

Proprio lungo questa placca in discesa si generano i terremoti profondi del Tirreno, come quello registrato nelle scorse ore.

La notevole profondità dell’evento ha consentito alle onde sismiche di propagarsi su un’area molto vasta dell’Italia meridionale, rendendo il terremoto chiaramente percepibile dalla popolazione senza tuttavia produrre danni significativi. Una caratteristica tipica dei terremoti profondi, che liberano grandi quantità di energia ma molto lontano dalla superficie.

Il terremoto del 2 giugno: una conferma di ciò che accade nelle profondità della Calabria

Il forte terremoto del 2 giugno non è stato un evento inatteso dal punto di vista geologico. Al contrario, rappresenta una conferma dei processi profondi che da milioni di anni interessano l'Arco Calabro. Le registrazioni della rete sismica dell'Università della Calabria mostrano chiaramente le caratteristiche tipiche di un terremoto profondo. L'energia liberata si è propagata per centinaia di chilometri all'interno della Terra, permettendo al sisma di essere avvertito in un'area molto vasta dell'Italia meridionale. Nonostante la magnitudo elevata, la grande profondità dell'evento ha limitato gli effetti in superficie, evitando danni significativi. Dal punto di vista scientifico, il terremoto si colloca esattamente lungo la placca ionica che continua a sprofondare sotto la Calabria, confermando il quadro geodinamico delineato dalle più recenti ricerche.

La scoperta di una “doppia crosta” sotto i nostri piedi

Uno dei risultati più sorprendenti degli studi recenti riguarda la presenza di una sorta di "doppia crosta" sotto alcune aree della Calabria. Le indagini geofisiche hanno infatti individuato due diverse superfici che separano la crosta terrestre dal mantello: una appartiene al blocco crostale tirrenico, l'altra alla placca ionica che sta lentamente sprofondando nelle profondità terrestri.

In pratica, sotto la Calabria si osservano due porzioni di crosta sovrapposte che scorrono l'una rispetto all'altra. Una configurazione rara che offre agli scienziati una straordinaria opportunità per comprendere come si formano le catene montuose e come evolvono le zone di collisione tra le placche terrestri.

Una litosfera che si lacera

Le ricerche più recenti hanno inoltre rivelato che la placca ionica non è una struttura compatta e uniforme. In alcuni settori presenta vere e proprie lacerazioni, come se fosse stata parzialmente strappata durante il suo lento sprofondamento. Queste fratture consentono ai materiali profondi del mantello di muoversi e risalire più facilmente, influenzando diversi fenomeni geologici, dalla distribuzione dei terremoti all'attività vulcanica delle Eolie, fino all'evoluzione dell'intero bacino tirrenico. Proprio per la presenza di queste strutture, l'Arco Calabro è oggi considerato uno dei più importanti laboratori naturali al mondo per lo studio della dinamica interna della Terra.

Un mantello tutt'altro che uniforme

Le onde generate dai terremoti permettono di osservare indirettamente ciò che avviene nelle profondità terrestri. Grazie a queste analisi, i ricercatori hanno scoperto che il mantello sotto la Calabria è molto più complesso di quanto si pensasse. Esistono infatti zone in cui le onde sismiche rallentano, segno della presenza di materiali con caratteristiche fisiche differenti, probabilmente più caldi o meno rigidi rispetto alle aree circostanti. Queste anomalie non sono distribuite in modo uniforme: in alcuni settori si trovano relativamente vicino alla superficie, in altri a profondità molto maggiori. Ne emerge l'immagine di un sottosuolo dinamico e in continua evoluzione, dove strutture e materiali cambiano rapidamente nello spazio.

Il Tirreno continua ad aprirsi

L'intero sistema geodinamico calabrese è governato da un meccanismo noto come roll-back. In termini semplici, la placca ionica che sprofonda nel mantello tende anche ad arretrare verso sud-est. Questo movimento ha contribuito alla formazione del Mar Tirreno e continua ancora oggi a modellare la regione. Per questo motivo il Tirreno non può essere considerato soltanto un mare compreso tra terre emerse, ma il risultato visibile di una dinamica profonda tuttora attiva. Anche il terremoto del 2 giugno rappresenta una delle manifestazioni più recenti di questo lungo processo geologico.

Un patrimonio scientifico unico al mondo

Pochi territori concentrano in uno spazio così limitato una simile varietà di fenomeni geodinamici:

• subduzione profonda attiva;

• doppia crosta sovrapposta;

• lacerazioni della litosfera;

• mantello altamente eterogeneo;

• vulcanismo associato;

• sismicità distribuita fino a oltre 500 chilometri di profondità.

Per questo motivo la Calabria costituisce uno dei laboratori naturali più importanti della geoscienza contemporanea.

Le stesse caratteristiche che oggi attirano geologi, geofisici e sismologi da tutto il mondo potrebbero diventare anche un potente strumento di valorizzazione culturale e territoriale.

Dal patrimonio geologico al turismo della conoscenza

La geologia non è soltanto una disciplina scientifica. È anche una chiave di lettura del paesaggio.

Le montagne dell’Appennino calabrese, le coste del Tirreno e dello Ionio, i vulcani delle Eolie, le faglie attive, i canyon sottomarini e le forme del rilievo raccontano una storia iniziata milioni di anni fa e ancora oggi in evoluzione.

Raccontare la Calabria come una terra geologicamente viva significa valorizzare un patrimonio unico, capace di alimentare nuove forme di turismo culturale, scientifico e sostenibile.

Una finestra sul futuro del Mediterraneo

Studiare l’Arco Calabro-Peloritano significa osservare uno dei processi più importanti dell’evoluzione del Mediterraneo.

Le informazioni ottenute dalle moderne reti sismiche e dalle recenti indagini geofisiche consentono di migliorare la valutazione della pericolosità sismica, comprendere l’evoluzione futura dell’area e affinare i modelli geodinamici globali.

Il terremoto del Tirreno del 2 giugno 2026 non è quindi soltanto una notizia di cronaca. È un prezioso messaggio proveniente dalle profondità della Terra che conferma come la Calabria occupi una posizione centrale nella comprensione dei grandi processi che governano il nostro pianeta.

In conclusione, la Calabria non è una periferia geologica del Mediterraneo. È uno dei suoi motori più attivi. Sotto i paesaggi che ogni giorno attraversiamo si sviluppa una dinamica profonda fatta di subduzione, fratture, deformazioni e movimenti lenti ma incessanti. Il terremoto di magnitudo 6,2 registrato nel Tirreno ne è stata l’ultima, spettacolare testimonianza.

Qui la Terra continua a raccontare la propria storia. E lo fa con una chiarezza che pochi altri luoghi al mondo possono offrire. 

*Geologo del Consiglio Nazionale Amici della Terra Italia Onlus  

 

 

 


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