Terza edizione del Premio "Catanzaro Nostra": celebrati i cittadini che difendono il territorio

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Da sinistra: Galati, Bova, Gigliotti e La Vitola

Dalla battaglia per l'Ospedale Vecchio agli ermellini olimpici di Taverna: Italia Nostra celebra l'impegno civile che tiene in vita l'identità del capoluogo.

  21 marzo 2026 20:08

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Può essere che il destino di una città si legga tra le crepe dei suoi palazzi abbandonati, ma è molto più probabile che risieda nella testardaggine di chi quelle crepe prova a risanarle con la cura e la memoria. Nella Sala del Consorzio di Bonifica, sabato pomeriggio, la primavera è arrivata solo sul calendario, eppure il calore di una sala strapiena ha raccontato un’altra storia. È la cronaca della terza edizione del Premio “Catanzaro Nostra”, un appuntamento che ormai si è consolidato nel tessuto cittadino come un momento di riconoscimento collettivo, lontano dai riflettori della cronaca urlata e molto vicino alla sostanza dell’impegno civico.

L’apertura dei lavori, affidata alla conduzione fluida di Maria Rita Galati, ha subito chiarito il perimetro dell’iniziativa: valorizzare quelle esperienze silenziose che custodiscono la bellezza e l’identità di una Catanzaro troppo spesso maltrattata: “Ringrazio voi che avete riempito la sala, ci dispiace per chi è rimasto in piedi, ma questa attenzione dimostra che il premio è diventato un momento riconosciuto per la comunità” — ha esordito Galati — sottolineando come l’idea nasca dalla necessità di dare visibilità a chi trasforma l’impegno quotidiano in un contributo per il bene comune, seguendo il solco tracciato dall’articolo 9 della Costituzione.

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È un approccio che non fa sconti, quello di Italia Nostra. Reintroducendo il senso profondo dell’appartenenza, la presidente Elena Bova ha scosso la platea con un intervento che è sembrato un manifesto politico in senso nobile: “Ognuno di noi ha un obbligo nei confronti del proprio luogo di origine perché ne conserva la memoria e senza memoria non c’è identità”, ha scandito la presidente, ricordando come la città sia stata poco amata dalle sue classi dirigenti, vittima di demolizioni, abusivismo e sventramenti. “Catanzaro ha perso funzioni e prestigio, ma per ritrovare l’identità bisogna amarla di più, valorizzando i vicoli, i palazzi e le persone che la rendono migliore”.

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Le battaglie dell’associazione sono finite sul tavolo come ferite aperte o cicatrici di vittorie possibili. Dalla salvezza della scuola Maddalena, strappata alla demolizione, alla sorveglianza stretta sull’ex ospedale vecchio, descritto da Bova come “una ferita nel cuore della città” per la quale si chiede un vincolo che tuteli l’antico convento di Sant’Agostino. Non è detto che bastino i vincoli burocratici, ma la vigilanza della cittadinanza resta l’unica arma efficace. Il dibattito si è fatto concreto con l’intervento dell’assessore Donatella Monteverdi, che ha ammesso le difficoltà di un’amministrazione alle prese con risorse statali sempre minori per la cura ordinaria: “L’ordine è la prima immagine della bellezza” — ha riflettuto l’assessore — auspicando un maggiore coinvolgimento dei giovani in forma operativa.

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Il ritmo della serata è poi cambiato con le premiazioni, un mosaico di eccellenze che vanno dall’I.C. “Mustari” di Taverna — i ragazzi che hanno disegnato Tina e Milo, i simboli delle Olimpiadi di Milano-Cortina — alla sensibilità di Giuseppe Spagnuolo, presidente della Banca Centro Calabria, premiato per l’attenzione alla crescita morale del territorio oltre che economica: “Questo premio lo apprezzo di più perché riguarda gli aspetti sociali e l’inclusione”, ha commentato Spagnuolo.

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 Tra i momenti più significativi, la consegna del riconoscimento ad Alfredo Rippa dalle mani del colonnello Nicola Cucci, che ha arricchito una lista di premiati d'eccezione come la preside Rita Elia, i medici Vito Barbieri e Isolina Mantelli, e gli infaticabili “Angeli della Sila” che, accompagnati dai piccoli “Baby Angels”, restano i simboli di un volontariato che non accetta di arrendersi.

L’atmosfera si è fatta quasi confidenziale quando Francesca Prestia, la “cantastori catanzarisi”, ha intonato “Bella Giuditta”, la ballata dedicata a Giuditta Levato, simbolo del riscatto contadino e prima vittima delle lotte per la terra in Calabria, portando nella sala la forza tragica della nostra storia agraria prima di ricevere il suo riconoscimento. Vuoi per la qualità dei premiati, vuoi per quel senso di orgoglio ritrovato, l’evento è scivolato via verso la chiusura con una consapevolezza nuova: la tutela non è solo un compito delle istituzioni.

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Vedremo se queste sollecitazioni riusciranno a risvegliare nei più giovani quel desiderio di restare, trasformando la nostalgia in progetto. Il futuro della città passa dal duplice senso del “riguardare” i propri luoghi: averne cura e, finalmente, tornare a guardarli davvero.


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