
Dalla Calabria parte “Crescere con l’Intelligenza Artificiale”, promosso dall’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale
13 febbraio 2026 09:28Parte dalla Calabria, e in particolare da Torre di Ruggiero, un’iniziativa che ambisce a incidere su uno dei nodi più critici del presente: il divario tra la velocità con cui l’Intelligenza Artificiale entra nella vita quotidiana e la reale capacità delle persone di comprenderla. Il progetto si intitola “Crescere con l’Intelligenza Artificiale” ed è promosso dall’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale. Un progetto nazionale di informazione online, gratuito e accessibile, che mette al centro i minori ma coinvolge anche docenti, famiglie e professionisti.
L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa: l’alfabetizzazione all’IA non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma un tema educativo e democratico. Comprendere come funzionano gli algoritmi che influenzano informazione, relazioni sociali, apprendimento e identità è ormai una competenza di cittadinanza.
L’ispirazione: quando l’alfabetizzazione di massa è possibile
Il progetto trae ispirazione da esperienze internazionali che hanno dimostrato come l’alfabetizzazione all’Intelligenza Artificiale possa essere affrontata su larga scala. In particolare, il riferimento è al modello finlandese di Elements of AI, che ha reso accessibili a milioni di cittadini concetti complessi senza richiedere competenze tecniche pregresse. La lezione appresa è chiara: quando l’IA viene trattata come un fatto culturale e civico, e non come un sapere elitario, l’inclusione diventa possibile.
“Crescere con l’Intelligenza Artificiale” raccoglie quella intuizione e la rilegge in chiave italiana, con una specifica attenzione ai minori e ai loro contesti di crescita. Non un corso di informatica, ma un percorso divulgativo strutturato in moduli online, pensato per essere seguito in modo flessibile e inclusivo.
Gli obiettivi: consapevolezza prima delle competenze
L’obiettivo dichiarato del progetto lo spiega il direttore tecnico, prof. Francesco Pungitore, fresco di nomina al prestigioso incarico nazionale di Coordinatore della Consulta italiana UCIIM per l’IA e le Buone pratiche educative: “Non vogliamo formare programmatori né rilasciare certificazioni, ma divulgare una comprensione consapevole dell’Intelligenza Artificiale e dei suoi effetti sulla vita quotidiana dei più giovani. Capire cosa fa un algoritmo, dove finisce l’automazione e dove inizia la responsabilità umana, quali sono i rischi legati a bias, profilazione e delega cognitiva”.
Il percorso sarà aperto a tutti e interviene su un terreno spesso trascurato dal dibattito pubblico: quello della prevenzione culturale. L’idea è che senza una base di consapevolezza diffusa, anche le migliori strategie tecnologiche rischiano di restare lettera morta.
I numeri che spiegano l’urgenza
I dati fotografano con chiarezza il problema su cui il progetto intende incidere. L’Italia discute di Intelligenza Artificiale nei palazzi istituzionali, produce strategie, convegni e leggi, ma resta uno dei Paesi più fragili sul piano delle competenze di base. Secondo l’ISTAT, solo il 45,8% della popolazione tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, contro una media europea del 55,6%. È il penultimo dato in Europa occidentale. Nel Mezzogiorno la percentuale crolla al 36,1%, rendendo evidente una frattura territoriale che rischia di ampliarsi ulteriormente.
Il divario tra retorica e azione è misurabile anche nel mondo del lavoro. Secondo BCG, l’89% dei dirigenti ritiene che la propria forza lavoro abbia bisogno di competenze legate all’AI, ma solo il 6% delle aziende ha avviato programmi di formazione in modo significativo. Lo scollamento è globale, ma in Italia assume contorni più severi: meno startup AI finanziate rispetto alla Spagna, il numero più basso di laureati ICT in Europa e un tessuto di PMI che nel 54,9% dei casi dichiara difficoltà a reperire lavoratori con competenze digitali avanzate.
Un mercato che corre, una popolazione che arranca
Il paradosso è evidente. Il mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 50% in un solo anno e un tasso annuo composto del 54% nell’ultimo triennio. Il 71% delle grandi imprese ha almeno un progetto AI attivo e l’84% utilizza strumenti di AI generativa. I numeri suggerirebbero un Paese lanciato verso il futuro.
Eppure, sotto la superficie, la realtà è un’altra. L’Italia è ventitreesima su ventisette nell’Unione Europea per competenze digitali di base. L’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030 richiederebbe un incremento di quasi quattro punti percentuali l’anno, a fronte di una crescita reale di appena 0,2 punti nell’ultimo periodo osservato. Il risultato è un mismatch che ha già avuto un costo concreto: 44 miliardi di euro nel solo 2023, tra perdita di produttività, difficoltà di reclutamento e ritardi nell’innovazione.
Oltre le strategie: una risposta dal basso
Negli ultimi anni l’Italia ha prodotto tre documenti strategici sull’AI e una legge nazionale organica, prima in Europa. Ha creato comitati, fondazioni, autorità e stanziato centinaia di milioni di euro. Eppure, come osservano diversi analisti, il rischio è che l’architettura istituzionale resti sospesa, mentre la popolazione continua ad arrancare sul piano delle competenze di base.
È in questo vuoto che si inserisce “Crescere con l’Intelligenza Artificiale”: non come alternativa alle politiche pubbliche, ma come integrazione culturale dal basso, capace di parlare alle persone prima ancora che ai sistemi. Un progetto che parte dalla Calabria, da un piccolo centro, ma con un respiro nazionale, per ricordare che senza cittadini consapevoli non esiste vera transizione digitale.
Mentre il dibattito pubblico oscilla tra timori apocalittici e promesse miracolistiche, il treno delle competenze sta già viaggiando. L’obiettivo dell’Osservatorio è semplice e radicale allo stesso tempo: evitare che milioni di italiani restino a guardarlo passare.
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