Tre anni fa il naufragio a Cutro: 94 morti e due processi in corso

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  26 febbraio 2026 12:31

Uno dei tanti viaggi della speranza finito in tragedia: 94 morti, tra i quali 35 minori anche in tenera età, un numero ancora imprecisato di dispersi: sono i numeri del naufragio del caicco ‘Summer Love’ partito dalla Turchia stracarico di migranti - si stima tra le 150 e le 200 persone in gran parte di nazionalità afgana - avvenuto all’alba del 26 febbraio del 2023 davanti alla spiaggia di Steccato di Cutro, nel Crotonese. Un disastro che ha provocato grande commozione in tutto il Paese e che nei giorni immediatamente successivi ha visto la presenza a Crotone del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quindi una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri con l’intero governo guidato dalla premier Giorgia Meloni ospitato nella sala consiliare del comune di Cutro, durante il quale fu deciso il "Decreto Cutro" che ha introdotto nuove norme per la lotta all'immigrazione clandestina.
 

Per mesi i soccorritori hanno continuato a recuperare cadaveri in un tratto di mare a volte anche molto distante dalla spiaggia di Steccato. Solo tre mesi dopo il naufragio la Prefettura di Crotone ha ufficialmente sospeso le ricerche delle vittime le cui salme sono state trasferite nei rispettivi Paesi di provenienza. Una in Tunisia, una in Iran, sei in pakistan, 12 in Germania, una in Palestina, una in Finlandia e 48 in Afghanistan. Altre 14 vittime sono state inumate nel cimitero musulmano di Bologna, grazie alla mediazione del presidente delle comunità islamiche in Italia; 7 in un’area del cimitero di Cutro, anche in questo caso, a seguito dell’intervento collaborativo del locale Imam e dei tecnici comunali; una nel cimitero di Paola (Cosenza) e due in quello di Crotone. A distanza di tre anni il disastro di Steccato ha lasciato tuttavia molte ferite aperte. Soprattutto tra i superstiti che ancora oggi non hanno potuto ricongiungersi con i familiari che risiedono in diversi paesi del nord Europa, a causa di procedure burocratiche spesso insormontabili, e che avrebbero voluto raggiungere proprio con quella traversata. O tra i parenti delle vittime che da quel giorno chiedono sia fatta giustizia per i loro cari.  

Un primo risultato è stato raggiunto con l’individuazione dei cinque presunti scafisti ritenuti responsabili di aver provocato il naufragio e la morte di 94 persone. Uno dei quali è annegato nel disastro, mentre gli altri quattro sono finiti a giudizio. Il primo, il cittadino turco Gun Ufuk, di 28 anni, è già stato processato con rito abbreviato dal gup di Crotone e condannato a 20 anni di reclusione, 3 milioni di multa e il risarcimento alle parti civili; gli altri tre presunti scafisti, Sami Fuat, turco di 50 anni, Khalid Arslan, di 25 anni, e Ishaq Hassnan, di 22 anni, entrambi pakistani, sono stati condannati dal Tribunale che li ha giudicati con il rito ordinario a pene comprese tra 11 e 16 anni di reclusione. Al momento il processo è in fase d’appello. Proprio durante il processo celebrato in Tribunale ai tre scafisti, uno degli investigatori della Questura di Crotone che hanno condotto l’indagine sul naufragio, nel corso della sua testimonianza ha svelato che dalle intercettazioni e dall’esame dei telefonini degli imputati è emersa l’esistenza di un gruppo di trafficanti di uomini che organizza gli sbarchi verso l’Italia, circostanza sulla quale sta conducendo un’altra indagine la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Ma l’attenzione è rivolta soprattutto, per le eventuali implicazioni politiche, alla parallela indagine della Procura della Repubblica di Crotone su eventuali ritardi che si sarebbero verificati nei soccorsi alla barca di migranti, dalla quale nella notte tra il 25 e il 26 febbraio sarebbe partita una richiesta di aiuto ignorata dalle autorità, e anche nei soccorsi immediatamente dopo il naufragio, che, se tempestivi, avrebbero potuto evitare la morte di alcune persone finite nell’acqua gelida. Indagine dalla quale è scaturito il rinvio a giudizio di sei militari, quattro della Guardia di finanza e tre della Guardia costiera, accusati di omicidio colposo plurimo e naufragio colposo. Nel processo, attualmente in corso davanti al Tribunale di Crotone, sono stati chiamati a testimoniare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e dei Trasporti, Matteo Salvini. 


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