UCOII: “La responsabilità è individuale. Non si metta sotto accusa un’intera comunità religiosa”

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accusa un’intera comunità religiosa”


  25 ottobre 2026 18:40

L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia esprime profonda preoccupazione per il ripetersi, nel dibattito pubblico e in una parte dell’informazione, di narrazioni che trasformano le condotte di singole persone in un giudizio su un’intera comunità religiosa.

Quando un fatto di cronaca o un comportamento individuale vengono ricondotti automaticamente all’Islam, milioni di persone finiscono sul banco degli imputati per azioni che non hanno commesso. Questo meccanismo sostituisce i fatti con gli stereotipi e trasforma l’appartenenza religiosa in una presunzione di colpa.

La responsabilità, in uno Stato di diritto, è personale. Nessuno dovrebbe rispondere delle azioni di chi condivide soltanto, realmente o presumibilmente, la sua fede. Non è una concessione a una minoranza, ma un fondamento della convivenza democratica.

L’UCOII ribadisce che l’Islam, le organizzazioni islamiche e le scelte dei loro rappresentanti possono essere criticati, anche duramente. La libertà di espressione e di stampa deve essere tutelata senza ambiguità.

Ma criticare significa discutere fatti, idee e responsabilità precise. È cosa diversa dall’usare parole, titoli o immagini che presentano i musulmani come un corpo estraneo o una minaccia indistinta. Descrivere la partecipazione civile come infiltrazione, una richiesta di diritti come imposizione o un episodio individuale come prova contro una religione non informa: costruisce un sospetto collettivo.

Quando la diversità viene descritta come pericolo e una sola identità culturale come l’unica legittimata ad appartenere al Paese, prende forma un fanatismo culturale che indebolisce la convivenza. Le parole possono aiutare a comprendere oppure preparare il terreno alla diffidenza e all’esclusione.

Chiediamo al mondo dell’informazione di verificare, contestualizzare e distinguere le condotte individuali dalle identità collettive. Chiediamo alla politica di non usare l’islamofobia come strumento di consenso e di non trasformare cittadini, famiglie, lavoratori e giovani in bersagli della propaganda.

Alle istituzioni e alla società civile chiediamo di respingere ogni estremismo: quello religioso, che abbiamo sempre condannato, e quello culturale, che pretende di stabilire chi sia degno di appartenere all’Italia. Nessun estremismo si combatte alimentandone un altro.

L’UCOII continuerà a intervenire quando la critica oltrepasserà il confine della responsabilità individuale per colpire una comunità religiosa. Lo farà nel confronto pubblico e, quando ne ricorreranno i presupposti, nelle sedi deontologiche e giuridiche competenti, valutando ogni caso nel rispetto della libertà di espressione.

L’Italia deve affrontare i problemi reali senza fabbricare nemici. Sicurezza e coesione sociale si costruiscono riconoscendo le responsabilità individuali, contrastando ogni violenza e difendendo la dignità di tutti.

Il Presidente dell’UCOII, Yassine Baradai, dichiara:

«Non chiediamo immunità dalla critica e non vogliamo sottrarre nessuno al giudizio sui propri comportamenti. Chiediamo il contrario: che ciascuno risponda di ciò che fa e che nessuna fede venga trasformata nel capo d’accusa contro milioni di persone. Generalizzare non rende l’Italia più sicura; la divide. La responsabilità individuale, la precisione delle parole e il rispetto della dignità umana sono la base di una convivenza libera e matura.»