
"Partiti, Parlamento, Governo intervengano per evitare di esporre i territori montani a divisioni politiche e a contrapposizioni istituzionali"
14 gennaio 2026 13:06Riceviamo da UNCEM e pubblichiamo la lettera che molti professori universitari d'Italia, anche calabresi, hanno sottoscritto e inviato al ministro Calderoli:
"Ill.mo Ministro,
La nuova classificazione dei comuni montani prevista dal DPCM di classificazione dei Comuni montani (ex art. 2, co. 1, legge n. 131 del 2025) racchiude una sforbiciata dei Comuni montani finora ritenuti tali dalla classificazione del 1952.
La geografia italiana sin dagli anni Cinquanta – inascoltata – ha invocato una definizione complessa di “area montana”, basata su un’analisi multicriteria che tenesse conto delle caratteristiche territoriali, nel rispetto di tutte le aree montane e della loro varietà. Dispiace che la commissione di sei esperti nominata dal Ministero avesse le mani legate in partenza dai due soli criteri imposti dalla Legge 131/2025, ovvero altimetria e pendenza. Un approccio che non distingue la condizione montana fra le diverse regioni e parti del Paese, ma che semplicemente restringe le condizioni di riconoscimento, ne favorisce alcune – in particolare quelle del Nord – a scapito delle altre, perpetuando i divari territoriali che tanto hanno nuociuto allo sviluppo dell’Italia.
In oltre 70 anni di storia dalla prima legge sulla montagna, la novità di questa nuova classificazione è che rimane ancorata a criteri vecchi.
Non si dica che viene finalmente definita la “montagna vera”. Ogni classificazione nasce da volontà politiche, con criteri e numeri limite, minimi o massimi, indicati dai responsabili politici in quel momento storico. E dunque, come ogni dato e indicatore, è confutabile, modificabile, trasformabile con altrettanta facilità e opportunità politica.
Ridurre e selezionare la platea dei Comuni montani si accompagna a un fondo montagna che dalla legge di bilancio 2022 resta invariato nelle cifre, non aumentato con l’ultima legge nazionale sulla montagna.
I Professori universitari firmatari di questa lettera aperta rivolgono al Ministro alcune considerazioni scientifiche sulla nuova proposta:
Si afferma che questa è la montagna “vera”, che questi sono i Comuni “autenticamente” montani, quando sappiamo che ogni siffatta definizione di montagna è politica, e dunque relativa, sulla base delle soglie che si adottano per misurarla.
Si afferma che questa classificazione si basa su “nuovi criteri”, mentre i criteri sono sempre gli stessi: l’altimetria e la pendenza. Cambiano soltanto le soglie di riferimento, allo scopo di ridurre la platea degli aventi diritto ai fondi della nuova legge e del FOSMIT (Fondo Sviluppo Montagne Italiane). Non c’è nessuna “nuova definizione” di montagna, semplicemente una diversa taratura di percentuali di pendenza e quota media.
Questi criteri rimangono all’interno della dimensione della “montuosità” fisica (peraltro solo in parte racchiudibile da tali parametri, perché ad essi si potrebbero aggiungere altri valori, dall’insolazione alle caratteristiche microclimatiche, dalle condizioni del suolo a quelle della vegetazione o della disponibilità idrica etc.). Si dimentica del tutto però la “montanità”, ovvero i caratteri colturali e culturali dell’ambiente montano, un aspetto considerato dalla prima legge sulla montagna sulla base di parametri di rendita fondiaria, in ottemperanza al dettato dell’articolo 44 della Costituzione. Non vi è in sostanza alcun riferimento in questa classificazione a usi del suolo, livelli di spopolamento, situazione demografica, assetto economico, condizioni reddituali, perifericità o marginalità che caratterizzano e accomunano molti dei comuni montani.
Molti Comuni che rimangono fuori da questa nuova classificazione non possono considerarsi “non montani”: anche i Comuni attualmente classificati come parzialmente montani possiedono quote di montagna che risultano significative in termini di servizi ecosistemici, uso del suolo, accessibilità. Chiunque può constatare che l’Isola d’Elba con il monte Capanne supera i 1000 metri di quota, o che il territorio comunale di Vieste nel Gargano supera gli 800 metri di quota pur affacciato sul mare, eppure non sono nel novero dei Comuni montani.
Una selettività della perimetrazione ancora fondata esclusivamente su criteri di classificazione orografici come quelli finora adottati presenta anche problemi di equità tra i diversi territori della montagna italiana, generando disparità di sostegno e ignorando di fatto marginalità storicamente definitesi in varie parti degli Appennini, provocando un aumento dei divari e finendo per mettere in competizione tra loro le aree montane anziché mirare a un’azione di coordinamento per recuperarne l’attrattività in termini di abitabilità e produttività.
Il Paese è complesso, molto più di altri in Europa. La montagna è per noi prima di tutto un luogo da abitare, più o meno in alto. Il dibattito sulla classificazione ha creato finora soprattutto contrapposizioni, incomprensioni, fragilità politiche. Ha spostato il focus del dibattito, che nelle zone montane, alpine e appenniniche, si è sempre concentrato, tra le comunità, sui diritti di cittadinanza, sulle opportunità e sui servizi che il sistema pubblico deve garantire, sullo sviluppo economico, sui doveri dello Stato e dei cittadini. La legge sulla Montagna varata dal Parlamento affronta alcuni di questi temi nella giusta direzione, ma il dibattito di questo ultimo mese su cosa sia "vera montagna" rischia di portare fuori traiettoria il percorso politico, di mortificare quello accademico e scientifico, di comprimere quello istituzionale. Quello che agli estensori della norma sembrava il vettore di nuove politiche - l'individuazione dei Comuni montani - rischia di essere invece l'ostacolo alle opportunità e alle scelte che sindaci, amministratori, cittadini, imprese, associazioni, università e centri di ricerca delle zone montane auspicano.
Firmato dai Professori Universitari:
Mauro Varotto, Università di Padova
Monica Meini, Società di Studi Geografici, Università del Molise
Egidio Dansero, Presidente Società di Studi Geografici, Università di Torino
lena Dell'Agnese, Presidente Associazione Geografi Italiani
Mauro Pascolini, Società Geografica Italiana, Università di Udine
Cristiano Pesaresi, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Università di Roma La Sapienza
Sergio Zilli, Associazione dei Geografi Italiani, Università di Trieste
Fausto Carmelo Nigrelli, Università di Catania
Sergio Foà, Università degli Studi di Torino
Pier Paolo Viazzo, Università degli Studi di Torino
Mario Angelo Neve, Università di Bologna
Giovanni Carrosio, Università di Trieste
Andrea Mambretti Università della Valle D’Aosta
Giovanni Crocioni, Università di Bologna
Marta Villa Università di Trento
Elisa Tosi Brandi, Università di Bologna
Lucia Corrain, Università di Bologna
Marc Andrew Brightman, Università di Bologna
Ilaria Agostini, Università di Bologna
Maria Cristina Carile, Università di Bologna
Alberto Malfitano, Università di Bologna
Fiammetta Sabba, Università di Bologna
Teresa Graziano, Università di Catania
Laura Saija, Università di Catania
Giuseppe Inturri, Università di Catania
Massimo Sargolini, università di Camerino
Giorgio Osti, Università di Padova
Davide Pettenella, Università di Padova
Maria Molinari, Università di Parma
Gioacchino Garofoli, Università di Pavia
Angela Barbanente, Politecnico di Bari
Maria Chiara Voci, Università di Torino
Nicola Canessa, Università di Genova
Romeo Farinella, Università di Ferrara
Giampiero Lombardini, Università di Genova
Nicola Martinelli, Politecnico di Bari
Valentina Orioli, Università di Bologna
Simone Ombuen, Università Roma Tre
Anna Laura Palazzo, Università Roma Tre
Gianfranco Viesti, Università di Bari
Nicola Pasquino, Università di Napoli Federico II
Giovanna di Minico, Università di Napoli Federico II
Vincenzo Tondi della Mura, Università del Salento
Marina Calamo Specchia, Università degli Studi di Bari
Francesco Pallante, Università di Torino
Andrea Rolando, Politecnico di Milano
Massimo Villone, Università di Napoli Federico II
Luca Reitano, Università La Sapienza di Roma
Davide Papotti, Università di Parma
Pierluigi Grandinetti Università IUAV di Venezia
Letizia Bindi, Università degli Studi del Molise
Gabriele Beccaro, Università degli Studi di Torino
Maria Gabriella Mellano, Università degli Studi di Torino
Mauro Berta, Politecnico di Torino
Piercarlo Rossi, Università degli Studi di Torino
Gianni Quaranta, Università di Basilicata
Rosanna Nisticò, Università della Calabria
Antonio De Rossi, Politecnico di Torino
Filippo Barbera - Unito
Paolo Mellano, Politecnico di Torino
Vito Teti, Università della Calabria
Domenico Cersosimo, Università della Calabria
Maurizio Carta, Università di Palermo
Loris Antonio Servillo, Politecnico di Torino
Giancarlo Cotella, Politecnico di Torino
Carlo Salone, Politecnico di Torino
Erblin Berisha, Politecnico di Torino
Roberto Dini, Politecnico di Torino
Alessandro Coppola, Politecnico di Milano
Guido Callegari, Politecnico di Torino
Emilia Corradi, Politecnico di Milano
Stefano Di Vita, Politecnico di Milano
Alisia Tognon, Politecnico di Milano
Paolo Bozzuto, Politecnico di Milano
Gerardo Semprebon, Politecnico di Milano
Massimo Crotti, Politecnico di Torino
Sara Favargiotti, Università di Trento
Alessandra Casu, Università di Sassari
Francesco Gastaldi, Università IUAV di Venezia
Luca Battaglini, Università di Torino
Severino Romano, Università della Basilicata
Sara Pane, Università di Torino
Adele Picone, Università di Napoli
Andrea Di Franco, Politecnico di Milano
Alessandra Corrado, Università della Calabria
Roberto Fanfani, Università della Calabria
I Docenti Universitari possono sottoscrivere la lettera collegandosi a questo link:
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