Veterinaria a Catanzaro, Talerico e Veraldi: "E' passato un altro anno, chiediamo a sindaco e rettore di smetterla con le buone intenzioni"
19 luglio 2026 08:40"Un anno fa, esattamente, abbiamo rivolto al Rettore dell’Università Magna Graecia un invito pubblico e nemmeno tanto garbato: riattivare il Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria. Non era un auspicio generico. Era accompagnato da un piano operativo in otto punti, discusso con il Presidente della Regione, che si era dichiarato disponibile a finanziare l’Ospedale Veterinario Universitario, cioè esattamente l’infrastruttura la cui assenza aveva fatto bocciare la proposta dall’ANVUR. Task force con poteri veri, accordo vincolante Regione-Ateneo, strutture provvisorie per i primi due anni senza attendere l’ospedale, piano di reclutamento coperto finanziariamente, documentazione conforme agli standard EAEVE, comitato di indirizzo permanente, quadro finanziario dettagliato, nuova sottomissione entro diciotto-ventiquattro mesi".
Lo scrivono Antonello Talerico e Stefano Veraldi, Consiglieri comunali di Catanzaro.
"Di quei diciotto-ventiquattro mesi ne sono trascorsi dodici. Il riscontro, ad oggi, è il silenzio. Non un atto, non una delibera, non un cronoprogramma, non il nome di un responsabile del procedimento.
Ciò di cui parliamo è un Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico della classe LM-42, quinquennale, ad accesso programmato nazionale, che deve essere incardinato in un Dipartimento e accreditato dall’ANVUR previo parere del CUN. La precisazione non è accademica. Serve a chiarire che la partita non si vince con un ordine del giorno del Consiglio comunale né con un comunicato stampa: si vince con un Dipartimento, un ospedale universitario, un organico docente e un piano finanziario. Cose che costano e che qualcuno deve decidere di pagare, assumendosene la responsabilità con nome e cognome. Mentre a Catanzaro si riflette, gli altri si muovono e crescono e, tanto direi (e, menomale che qualcuno cresce). L’Università della Calabria ha appena pubblicato il bando unico per cinquanta percorsi post lauream per il 2026/2027, con una concentrazione dichiarata su intelligenza artificiale, data science, cybersecurity, robotica, agroalimentare e sanità. La Mediterranea di Reggio Calabria ha aperto le immatricolazioni al nuovo corso in Biotecnologie per la Sostenibilità, costruito per intercettare anche gli studenti usciti dal semestre filtro di Medicina, il che significa che a Reggio hanno letto la riforma dell’accesso e ne hanno tratto una strategia di reclutamento. La Magna Graecia, nel frattempo, ha collezionato l’ultimo posto tra i medi atenei nella classifica Censis 2026/2027, con 78,8 punti, e la reazione ufficiale è stata contestare la classifica e chi l’ha pubblicata. È una risposta legittima. Non è una strategia. Un ateneo che si dichiara penalizzato su strutture, servizi e internazionalizzazione dovrebbe avere un interesse superiore a chiunque altro ad attivare l’unico corso che, in Calabria, non ha concorrenti e che porterebbe strutture, personale e studenti in un colpo solo.
In Italia i corsi di laurea in Medicina Veterinaria sono sedici, per 1.375 posti programmati nell’ultimo anno accademico, di cui sessanta in atenei non statali. Il fabbisogno cresce ogni anno da almeno un quinquennio. Sono entrate nel sistema Tor Vergata e Palermo, e vi è entrata anche la Link Campus, cioè un’università privata, in fase di accreditamento. Fra Napoli e Bari da un lato e Messina dall’altro, cioè lungo tutta la dorsale che comprende Calabria e Basilicata, non esiste una sola sede. Chi in Calabria vuole fare il veterinario emigra. Ogni anno, senza eccezioni".
"Questo è il punto che a Catanzaro nessuno sembra voler vedere. Veterinaria non è un corso qualsiasi da aggiungere all’offerta formativa per arricchire una brochure. È l’unico corso che può invertire il segno della mobilità studentesca. Oggi la Magna Graecia perde studenti verso il Nord e verso gli atenei calabresi concorrenti. Con un corso di veterinaria e un ospedale veterinario universitario, Catanzaro attrarrebbe iscritti dalla Sicilia, dalla Basilicata, dalla Puglia e da tutta la penisola, perché i posti sono contingentati e la domanda nazionale eccede stabilmente l’offerta. A ciò si aggiunge un ospedale veterinario che, una volta a regime, genera entrate proprie, attrae utenza privata e aziendale, serve la filiera zootecnica di una regione che è agro-zootecnica per vocazione e per statistica, e lavora sulla sicurezza alimentare, cioè su una competenza di sanità pubblica. Non conosciamo altro investimento formativo con un simile rapporto tra spesa e ritorno per il territorio. Nel 2003 il corso fu autorizzato. Nel 2010 fu spento perché non erano stati fatti gli investimenti in docenti e strutture. Nel 2022 il Senato Accademico delibera all’unanimità la riattivazione. Nel 2023 la Regione esprime parere favorevole. L’ANVUR boccia rilevando che mancano : la struttura ospedaliera, il cronoprogramma, il piano finanziario e perfino l’analisi degli sbocchi occupazionali. Nel 2025 arriva un piano operativo con la disponibilità finanziaria della Regione. Nel 2026 siamo ancora qui a scriverne. Ventitré anni di annunci e zero anni di corso !"
"A questo punto la domanda è inevitabile e la poniamo formalmente: quali interessi si oppongono? Perché quando un progetto sostenuto da Regione, ordini professionali, Coldiretti, Comune e forze politiche di opposto orientamento resta immobile per un ventennio, la spiegazione tecnica non basta più. Vorremmo sapere quanti docenti della Magna Graecia risultino titolari di insegnamenti presso atenei, pubblici o privati, che il corso di veterinaria lo hanno attivato o lo stanno attivando. È una domanda semplice. Merita una risposta semplice. Al Rettore chiediamo tre atti: una delibera degli organi di governo che riassuma l’impegno con copertura finanziaria pluriennale e la nomina di un coordinatore a tempo pieno con poteri effettivi; l’immediato avvio dell’adeguamento delle strutture per i primi due anni di corso, che non richiedono l’ospedale e che potrebbero essere pronte in dodici mesi; la sottoscrizione dell’accordo programmatico con la Regione sull’Ospedale Veterinario Universitario, con cronoprogramma datato e vincolante. Al Sindaco chiediamo di uscire dalla posizione di spettatore. Il Comune di Catanzaro non è un passante rispetto alle scelte del proprio ateneo. Ha un patrimonio immobiliare, ha una convenzione già in essere con la Magna Graecia per il Complesso San Giovanni, ha competenze urbanistiche che incidono sulla destinazione d’uso delle aree, e ha appena adottato il Piano strutturale comunale. Chiediamo quindi che l’Amministrazione individui e metta a disposizione un’area o un immobile idoneo alla realizzazione dell’Ospedale Veterinario Universitario, che convochi un tavolo permanente con Ateneo e Regione e che porti il tema in Consiglio comunale con un atto di indirizzo, non con un dibattito. La differenza la fa chi ha volontà".
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