
La Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo esprime la propria solidarietà al presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia, Antonio Iannello, e alla sua famiglia, colpiti da un atto intimidatorio “di gravità estrema che non può essere archiviato come un episodio isolato o relegato alla cronaca giudiziaria”.
Cinque colpi di pistola esplosi contro un garage e un’auto, a pochi giorni dal Natale, mentre una persona rientra a casa, non sono solo un messaggio minaccioso rivolto a un singolo amministratore. Sono un segnale inquietante che riguarda l’intera città e che richiama alla memoria stagioni che Vibo Valentia e la Calabria tutta pensavano, e speravano, di essersi lasciate alle spalle.
«Non siamo di fronte a un gesto qualunque – sottolinea il segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese – ma a un fatto che colpisce il cuore delle istituzioni democratiche e la serenità delle persone. Quando si spara contro la casa di un rappresentante eletto, si tenta di intimidire una funzione pubblica e, insieme, di condizionare la vita civile di una comunità. Di fronte a episodi di questa natura, serve una reazione collettiva, lucida e responsabile. Serve affermare con forza che nessuno può essere lasciato solo e che la risposta non può limitarsi all’azione, pur fondamentale, delle forze dell’ordine e della magistratura. La sicurezza – prosegue Scalese – non è solo un tema di ordine pubblico. È anche, e prima di tutto, una questione sociale, culturale e democratica. Dove attecchiscono paura e silenzio, si indeboliscono la partecipazione, il confronto e la fiducia nelle istituzioni. Per questo è indispensabile che tutte le forze sane della città, dalla politica al mondo del lavoro, dalle associazioni ai cittadini, facciano sentire una presenza forte e visibile».
La Cgil Area Vasta ribadisce il proprio impegno a «stare dalla parte di chi, nelle istituzioni e nella società, sceglie di operare nel rispetto delle regole e dell’interesse collettivo. Allo stesso tempo, invita a non sottovalutare il contesto: contrastare ogni forma di intimidazione significa anche investire su lavoro di qualità, diritti, coesione sociale, trasparenza amministrativa. È in questi terreni che si costruiscono gli anticorpi più efficaci contro la violenza e la prepotenza. Difendere la democrazia, oggi, significa anche scegliere di non abbassare lo sguardo e di trasformare l’indignazione in impegno concreto, quotidiano, condiviso», conclude Scalese.
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