Vigevano, Carpanzano: “Anche la Calabria si interroghi sull’odio omofobo”

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Vigevano, Carpanzano: “Anche la Calabria si interroghi sull’odio omofobo”


  06 settembre 2026 19:58

 «Il caso di Vigevano non è una cronaca distante: è un fatto che interroga direttamente la Calabria, Catanzaro e le nostre comunità sul piano della prevenzione, dell’educazione e della tutela concreta delle persone LGBTQIA+». È quanto afferma Giovanni Carpanzano, presidente di ARCI Əqua e portavoce del Catanzaro Pride, dopo la morte del ventiquattrenne originario di El Salvador che, pochi giorni prima, era stato vittima di un’aggressione a sfondo omofobo.

Il giovane era stato insultato e spinto nel Naviglio il 21 agosto. Due persone erano state successivamente identificate e denunciate. Le cause del decesso sono ancora oggetto di accertamento e, allo stato, non è stata stabilita alcuna correlazione con l’aggressione subita.

«Esprimo profondo dolore e indignazione per questa vicenda – dichiara Carpanzano –. Il caso di Vigevano non può essere raccontato come qualcosa che riguarda soltanto un’altra città o un’altra regione. Ogni volta che una persona viene insultata, esclusa, perseguitata o aggredita per il proprio orientamento sessuale, per la propria identità di genere o per il proprio modo di esprimersi, viene ferita l’intera società civile, non soltanto la comunità queer».

Pur richiamando la necessità di attendere l’esito delle indagini, Carpanzano evidenzia la condizione di paura vissuta dal giovane dopo l’aggressione: «È proprio questa paura che dobbiamo contrastare: la paura di esistere liberamente, di amare, di dichiararsi, di chiedere aiuto e perfino di denunciare. Anche la Calabria deve scegliere da che parte stare».

Da qui la domanda rivolta alle istituzioni e all’intera comunità educante: «Cosa stiamo facendo nelle nostre città e nelle nostre scuole per prevenire omofobia, bullismo, discriminazione e violenza? Non possiamo intervenire soltanto quando accade una tragedia. Dobbiamo lavorare prima, costruendo strumenti di prevenzione, ascolto, formazione e protezione».

Il presidente di ARCI Əqua sollecita un impegno concreto e continuativo sul territorio, chiedendo alla Regione Calabria, ai Comuni, agli istituti scolastici e alle realtàsociali di attivare, potenziare e sostenere progetti permanenti contro le discriminazioni e ogni forma di violenza fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

«Servono percorsi nelle scuole sull’educazione sessuo-affettiva, sul rispetto delle differenze, sull’empatia, sul consenso, sulla gestione non violenta dei conflitti e sul contrasto ai linguaggi d’odio. Servono docenti formati, più sportelli di ascolto accessibili e reti capaci di mettere in collegamento scuole, famiglie, associazioni e servizi sociali. Occorrono campagne pubbliche chiare, capaci di affermare che nessuno deve avere paura di essere ciò che è».

Per Carpanzano, «l’educazione sessuo-affettiva non è ideologia: è prevenzione. Educare al rispetto, alla comprensione dell’altro e alla gentilezza significa offrire alle nuove generazioni gli strumenti per riconoscere l’odio, rifiutare la violenza e costruire relazioni più libere, consapevoli e sicure».

A confermare l’esistenza di un vuoto educativo è una ricerca di WeWorld, secondo la quale soltanto quattro giovani su cento dichiarano di ricevere a scuola le principali informazioni sulla sessualità e sull’affettività, mentre il 48,6 per cento si informa prevalentemente attraverso internet. [WeWorld]

«Questo vuoto non è neutro – osserva Carpanzano –. Dove manca un’educazione alle relazioni, al consenso e alle differenze, crescono più facilmente stereotipi, silenzi, isolamento e violenza. L’avvio del nuovo anno scolastico deve quindi diventare un’occasione per assumere un impegno serio. Le scuole non possono essere lasciate sole, né limitarsi a interventi occasionali: devono essere luoghi nei quali ogni studentessa e ogni studente possa sentirsi visto, accolto, rispettato e protetto».

«Il dolore per il giovane di Vigevano deve trasformarsi in responsabilità collettiva – conclude il presidente di ARCI Əqua –. Non possiamo accettare che l’odio omofobo venga ancora minimizzato, giustificato o considerato un problema degli altri. È un problema nostro: delle nostre città, delle nostre scuole e delle nostre istituzioni. ARCI Əqua e il Catanzaro Pride sono disponibili a collaborare con tutte le realtà che vogliono trasformare le parole in progetti, formazione, ascolto e tutela concreta delle persone LGBTQIA+».