
Sono tanti i calabresi che lavorano il legno realizzando piccoli oggetti di arredamento. Alcuni lo fanno per lavoro, altri solo per autentica passione. Tronchi di ulivo, di noce o di castagno, ma anche ciocchi di erica, vengono trasformati dalle mani sapienti degli artigiani in autentici “pezzi” da collezione o, comunque, in oggetti d’uso quotidiano.
E così Brognaturo, Castrolibero, Cariati, Tiriolo, Palmi, nel corso degli anni sono diventati centri importanti di riferimento nei quali l'arte dell'intarsio e della falegnameria tradizionale è ancora viva e palpitante.
A 80 anni suonati, Giuseppe Sinopoli, nato a Petrizzi nel 1945, paese dove è tornato a vivere dopo vari anni vissuti a Domodossola, continua a scolpire il legno con grande passione realizzando piccoli e preziosi manufatti. «Non lo faccio per vendere», dice. «Lavoro il legno sin dalle scuole elementari perché ciò ha avuto e ha tutt’ora, per me, un effetto davvero rilassante.»
«Pipe, statuette religiose, oggetti di vita paesana, - commenta Vincenzo Ursini, presidente del punto d’incontro culturale “La Ritornanza” - sotto le sue abili mani prendono pian piano forma da un piccolo pezzo di ulivo, da una radica di erica, da una scheggia di noce.»
«Chi lavora per passione - prosegue Ursini - ha la grande sensibilità di trasformare un naturale “pezzo li legno” in autentica arte, perché riesce a fondere, con pazienza, creatività e abilità tecnica, artigianato e tradizioni locali. È, perciò, un percorso davvero gratificante perché - come avviene per Giuseppe Sinopoli - unisce mani e mente; un percorso nel quale ogni venatura ben si confà all’oggetto rappresentato: spesso una pipa, una statuetta religiosa, un momento di vita quotidiana vissuta nell’ambito della propria piccola comunità.»
«In tutti questi anni - ha aggiunto Sinopoli - ho esposto i miei lavori una sola volta, proprio a Petrizzi e all’aperto, nel rione “Timponello”, utilizzando i vicoli come punto d’incontro culturale, perché qui ogni pietra, ogni gradino, ogni piccolo spazio ha rappresentato per me, sin da ragazzo, momenti di crescita sociale e umana davvero indimenticabili.» «E noi per questo - conclude Vincenzo Ursini - gli siamo davvero grati.»
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