
Scrivi riceviamo e pubblichiamo una replica alla lettera aperta di Claudio Maria Ciacci (LEGGI QUI):
"Leggere l'ennesimo attacco al primo Pride di Catanzaro non è solo sconfortante, è la prova di quanto parte del dibattito pubblico rimanga incastrata in schemi ideologici ormai superati. Di fronte al testo pubblicato, la risposta non può che essere di totale e ferma contrarietà a ogni singolo punto espresso. Si tratta di una narrazione basata su un allarmismo infondato, che confonde deliberatamente la rivendicazione di diritti civili con un presunto attacco alle tradizioni.
In primo luogo, si sarebbe potuta e dovuta evitare una scelta terminologica volutamente aggressiva e denigratoria. Parlare di "dittatura delle minoranze", evocare fantomatiche "lobby arcobaleno" o spingersi fino a grotteschi paragoni con il "satanismo" e la "dissacrazione" non fa cultura, non crea dibattito e non difende alcun valore: serve solo a fabbricare un nemico immaginario per soffiare sul fuoco del pregiudizio. Il linguaggio ha un peso, e utilizzare parole pensate per fare leva sulla paura del diverso è una strategia retorica che si poteva decisamente risparmiare alla comunità.
In secondo luogo, cade l'impianto del classico "benaltrismo". Mettere in contrapposizione il sostentamento del territorio, il lavoro o le famiglie con il diritto della comunità LGBTQIA+ di manifestare significa creare un falso dilemma. Un’amministrazione pubblica ha il dovere di occuparsi delle emergenze socio-economiche della propria città e, contemporaneamente, di garantire che il proprio territorio sia un luogo accogliente, inclusivo e sicuro per chiunque. Le due cose non si escludono a vicenda: sostenere l'uguaglianza non toglie risorse al lavoro, né mina la dignità della famiglia. I diritti sociali e i diritti civili camminano da sempre insieme. Il punto centrale della questione, che sembra sfuggire a chi ha scritto l'articolo, è semplice: la libertà appartiene a tutti o non è libertà. Non esiste una libertà "di serie A" e una "di serie B": Lo spazio pubblico appartiene all'intera cittadinanza, compresa quella parte di popolazione che fino a oggi ha dovuto nascondere la propria identità per paura del giudizio o della discriminazione.
Un Comune che dà spazio a una manifestazione pacifica non sta cedendo a un "diktat", sta applicando i principi fondamentali di uguaglianza e parità di espressione che sostengono la nostra democrazia. La storia e l'identità della Calabria non sono sinonimo di chiusura o discriminazione. Rispettare le proprie radici non significa congelare la società nel passato o negare l'evoluzione dei diritti civili. La vera crescita di un territorio passa dalla sua capacità di spalancare le porte a tutti i suoi cittadini, garantendo che ognuno possa vivere, amare ed esistere alla luce del sole.
Certi articoli, intrisi di odio verbale e paternalismo, si potevano e dovevano evitare. Ma poiché sono stati scritti, la risposta deve essere chiara: la libertà non si baratta, non si misura e non appartiene a una sola fazione. Appartiene a tutti.
Daniele Mazza
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